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Cucina

Anagni e i borghi della Ciociaria: l’abbacchio al forno tra colline, pietra e campagna

Tra Anagni, i Lepini e i borghi ciociari, l’abbacchio al forno con patate racconta una cucina laziale fatta di erbe, tempi lenti e prodotti della terra.

Anagni e i borghi della Ciociaria: l’abbacchio al forno tra colline, pietra e campagna

Tra Anagni, i Lepini e i borghi ciociari, l’abbacchio al forno con patate racconta una cucina laziale fatta di erbe, tempi lenti e prodotti della terra.

Anagni appare sulla collina con la compattezza delle città antiche: il profilo della cattedrale, le strade in salita, le facciate di pietra e i passaggi che si aprono verso la campagna. Intorno, la Ciociaria si distende in un paesaggio fatto di rilievi, uliveti, vigne, pascoli e piccoli centri dove il rapporto con la terra resta leggibile anche nella cucina quotidiana.

Qui l’abbacchio al forno con patate trova una cornice naturale, non perché sia un piatto nato necessariamente ad Anagni, ma perché appartiene a quel repertorio laziale in cui la carne ovina, l’olio extravergine, il rosmarino e gli ortaggi si incontrano senza complicazioni. È una preparazione domestica, adatta alla tavola della domenica e ai pranzi delle stagioni più fresche, quando il forno contribuisce a scaldare la casa e a raccogliere intorno al cibo.

La pietra di Anagni e la campagna ciociara

Il centro storico di Anagni invita a procedere lentamente. La cattedrale e il tessuto medievale richiamano una storia importante, mentre appena fuori dalle vie più raccolte lo sguardo incontra un territorio agricolo alternato a colline e montagne. I borghi della Ciociaria, da Alatri a Fiuggi, da Piglio a Guarcino, compongono un itinerario fatto di distanze brevi ma di paesaggi diversi: pendii coltivati, boschi, vallate e strade che seguono il disegno dei rilievi.

In questo scenario, l’abbacchio al forno parla soprattutto di equilibrio. La carne deve restare tenera, con una superficie dorata e profumata; le patate devono assorbire i succhi senza disfarsi. Il rosmarino porta una nota resinosa che ricorda le siepi e i pendii assolati, l’aglio aggiunge profondità, mentre il vino bianco aiuta a creare nel tegame un fondo leggero, senza coprire il sapore dell’agnello.

La cucina regionale laziale conosce diverse interpretazioni dell’abbacchio: al forno, alla cacciatora, allo scottadito. In questa versione il protagonista è il forno, con la sua capacità di unire ingredienti semplici e trasformarli lentamente. È una pietanza che non ha bisogno di salse elaborate né di guarnizioni decorative: conta la qualità della carne, il taglio regolare delle patate e una cottura sorvegliata.

Come preparare l’abbacchio al forno

Per quattro persone servono circa 1,2 chilogrammi di abbacchio in pezzi, preferibilmente cosciotto disossato a bocconi grandi oppure spalla e costine; un chilogrammo di patate a pasta gialla; due spicchi d’aglio; alcuni rametti di rosmarino; mezzo bicchiere di vino bianco secco; olio extravergine di oliva, sale e pepe. Il vino deve sostenere la cottura, non diventare il gusto dominante.

  • Pelare le patate, tagliarle in pezzi regolari e lasciarle per alcuni minuti in acqua fredda. Questo passaggio aiuta a eliminare parte dell’amido superficiale e favorisce una doratura più uniforme.
  • Asciugarle con cura e condirle in una ciotola con olio, sale, pepe, uno spicchio d’aglio schiacciato e qualche ago di rosmarino. Asciugare anche la carne, quindi massaggiarla con poco olio, sale e pepe.
  • Disporre l’abbacchio in una teglia abbastanza larga, senza sovrapporre i pezzi. Cuocerlo in forno già caldo a 190 °C per circa 20 minuti, così da avviare la rosolatura.
  • Aggiungere le patate, distribuendole intorno alla carne, unire il vino bianco e proseguire la cottura per altri 40-50 minuti. I tempi variano secondo la grandezza dei pezzi: la carne deve risultare morbida e le patate ben colorite ai bordi.
  • A metà cottura girare delicatamente carne e patate, bagnando con il fondo della teglia. Se il liquido si asciuga troppo presto, aggiungere poca acqua calda, non fredda, per evitare uno sbalzo di temperatura.

Un breve riposo fuori dal forno, di cinque minuti, permette ai succhi di distribuirsi meglio. Il risultato corretto non è asciutto: sul fondo deve rimanere una piccola quantità di condimento, abbastanza da lucidare le patate e accompagnare la carne. Per una superficie più croccante si può alzare la temperatura a 210 °C negli ultimi cinque minuti, controllando che il rosmarino non bruci.

Un piatto da leggere nel paesaggio

L’abbinamento con i borghi della Ciociaria è evocativo e concreto allo stesso tempo. L’abbacchio richiama la campagna e gli allevamenti ovini del Lazio; le patate portano nel piatto la semplicità degli orti; il rosmarino e l’olio ricordano una vegetazione mediterranea che cambia con l’altitudine, ma resta riconoscibile nella cucina regionale.

Dopo la visita ad Anagni, il piatto può diventare il punto finale di una giornata tra strade storiche e paesaggi collinari. Non serve costruire un menu complesso: una cicoria ripassata o un’insalata amara possono alleggerire la portata, mentre il pane casereccio è utile per raccogliere il fondo di cottura. In tavola, l’abbacchio va servito caldo, lasciando che il profumo del forno arrivi prima del primo assaggio.

Tra la pietra dei centri storici e il verde delle campagne, la ricetta trova la sua dimensione più convincente: non una dichiarazione d’origine assoluta, ma un modo per osservare il territorio attraverso i suoi ingredienti. Anagni e i borghi ciociari restano così sullo sfondo e, insieme, dentro il piatto: nelle erbe, nella cottura lenta, nella semplicità di una tavola che segue ancora il ritmo delle stagioni.

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