Per molti una buca è un disagio, per Daniela può diventare il confine tra casa e libertà. La donna, affetta da disabilità motoria, denuncia condizioni della strada incompatibili con una normale uscita: avvallamenti, rattoppi e fondo irregolare la costringerebbero a limitare gli spostamenti.
Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, Daniela ha raccontato di sentirsi «completamente abbandonata dalle istituzioni» e di rischiare di «rompermi il collo» a causa delle buche presenti lungo il percorso vicino alla sua abitazione. Non risultano, sulla base delle informazioni disponibili, incidenti documentati legati alla sua vicenda: il punto della denuncia è però concreto, perché una strada dissestata può trasformare una difficoltà quotidiana in un pericolo per chi si muove su una carrozzina o utilizza ausili.
La questione non riguarda soltanto la manutenzione dell’asfalto. Per una persona con disabilità motoria, un dislivello può impedire il passaggio, un rattoppo mal eseguito può rendere instabile la carrozzina e un marciapiede impraticabile può costringere a cercare percorsi alternativi, spesso più lunghi e non necessariamente sicuri.
È qui che la denuncia individuale diventa un tema di interesse pubblico. Prima di attribuire responsabilità, sarà necessario verificare lo stato effettivo della strada, gli eventuali interventi già segnalati e gli obblighi dell’amministrazione competente. Ma il principio è difficile da eludere: l’accessibilità non può dipendere dalla fortuna di trovare un tratto di marciapiede libero da ostacoli.
Roma tra vetrina internazionale e città inaccessibile
Roma viene spesso presentata come una capitale capace di attirare turismo, investimenti e grandi trasformazioni urbane. La città quotidiana, però, si misura anche con problemi meno visibili: la continuità dei marciapiedi, la qualità dei rattoppi, la presenza di rampe utilizzabili e la possibilità di uscire di casa senza dover affrontare un percorso a ostacoli.
Il caso di Daniela richiama quindi una responsabilità più ampia: programmare la manutenzione non solo per riparare l’asfalto, ma per garantire il diritto alla mobilità. Una strada può apparire percorribile a chi cammina senza difficoltà e risultare invece impraticabile per una persona con disabilità. La domanda, allora, non è soltanto quando verrà chiusa una buca, ma se Roma stia progettando i suoi interventi pensando davvero a tutti i residenti.
Per Daniela, intanto, l’uscita di casa resta un rischio da valutare ogni volta. E quando una città costringe una parte dei suoi abitanti a scegliere tra sicurezza e libertà di movimento, il problema non è più soltanto il dissesto di una strada.
