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Roma, l’Ater all’asta all’Esquilino: casa pubblica o affare?

Roma, l’Ater all’asta all’Esquilino: casa pubblica o affare?

Un appartamento Ater di sette vani, nel cuore dell’Esquilino, viene proposto all’asta per 598mila euro, con lavori di ristrutturazione ancora da affrontare. Intorno a quell’immobile si è accesa una protesta, accompagnata da un’occupazione lampo e da una frase destinata a riaprire una discussione mai davvero chiusa: «La casa non è merce».

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’alloggio di via Principe Amedeo è diventato il simbolo di uno scontro più ampio. Da una parte c’è la logica della valorizzazione economica del patrimonio; dall’altra, la domanda di chi vede negli immobili pubblici una risposta al bisogno abitativo e non soltanto un bene da collocare sul mercato.

Il punto non è solo il prezzo. I 598mila euro richiesti, per un appartamento da ristrutturare, raccontano anche quanto sia cambiato il valore di una zona centrale come l’Esquilino. Un quartiere attraversato da turismo, commercio, trasformazioni immobiliari e nuove pressioni sugli affitti, dove la crescita dell’interesse economico convive con una crescente difficoltà per chi cerca una casa accessibile.

La protesta non cancella la necessità di amministrare e mantenere il patrimonio Ater. Ma pone una domanda scomoda: quando un alloggio pubblico viene messo all’asta, quale interesse viene considerato prioritario? Fare cassa, ridurre il patrimonio inutilizzato, finanziare nuovi interventi o difendere una quota di abitazioni sottratte alle oscillazioni del mercato?

È una distinzione decisiva, perché ogni vendita può apparire razionale se osservata dal bilancio di un ente, ma produrre effetti molto diversi sul territorio. Un immobile che torna sul mercato può generare un’entrata immediata; allo stesso tempo, però, è un alloggio pubblico in meno in una città dove il problema non riguarda soltanto chi è già senza casa, ma anche famiglie e lavoratori esclusi dai prezzi delle zone centrali.

Roma, tra rendita immobiliare e diritto alla casa

Roma viene sempre più raccontata come una città capace di attirare investimenti, visitatori e capitali internazionali. Questa narrazione può portare riqualificazione e nuove opportunità, ma rischia di lasciare in ombra una conseguenza concreta: la città diventa più preziosa proprio mentre diventa più difficile da abitare per una parte dei suoi residenti.

All’Esquilino, la vicenda dell’appartamento Ater mette così a confronto due idee di Roma. La prima è quella della vetrina urbana, dove ogni spazio ha un valore economico da massimizzare. La seconda considera la casa una componente dell’equilibrio sociale del quartiere. La protesta e l’occupazione, per quanto da valutare nei loro sviluppi e nelle responsabilità individuali, mostrano che il conflitto non riguarda soltanto un’asta: riguarda il modello di città che si vuole costruire.

Se la rivalutazione immobiliare cresce più rapidamente delle politiche abitative, chi potrà ancora permettersi di vivere nei quartieri centrali? E soprattutto: Roma vuole essere soltanto un investimento sicuro o anche una città in cui il diritto alla casa abbia ancora un peso reale?

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