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Falso dentista a Marconi: cure senza laurea, studio sequestrato

Falso dentista a Marconi: cure senza laurea, studio sequestrato

Una visita odontoiatrica in uno studio apparentemente normale. Peccato che, secondo gli accertamenti, chi la stava eseguendo non avesse né laurea né abilitazione. A viale Marconi la Guardia di Finanza ha sequestrato una struttura e denunciato tre persone: il caso riapre una domanda scomoda, cioè quanto sia facile per un paziente fidarsi di un ambiente che sembra regolare.

Secondo quanto riportato da Cronaca Daily News e Fanpage Roma, l’intervento è partito durante una verifica fiscale in una società attiva nel settore dentistico. I militari del Sesto Nucleo Operativo Metropolitano di Roma avrebbero trovato un uomo mentre eseguiva interventi odontoiatrici su una paziente. Dagli accertamenti sarebbe emerso che il personale coinvolto non aveva conseguito i titoli necessari per esercitare la professione.

La struttura è stata sottoposta a sequestro e tre persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Roma per l’ipotesi di esercizio abusivo della professione sanitaria. È un passaggio importante, ma va detto con chiarezza: una denuncia non equivale a una condanna. Le responsabilità dovranno essere accertate dall’autorità giudiziaria.

Il nodo, però, resta tutto sul tavolo. In uno studio dentistico il paziente consegna la propria salute a chi dovrebbe avere competenze certificate. Non basta un camice, non basta una poltrona odontoiatrica, non basta un’insegna. “La porta dello studio può sembrare regolare, ma la competenza non si vede dalla targa”: è questa la lezione più amara del caso.

Il controllo della Guardia di Finanza, nato da una verifica fiscale, avrebbe fatto emergere una situazione ben più delicata del semplice irregolare funzionamento di un’attività commerciale. Qui si parla di prestazioni sanitarie e del rischio che qualcuno possa sottoporsi a cure, diagnosi o interventi senza le garanzie previste dalla legge.

Non è corretto trasformare il caso in un allarme generalizzato per i pazienti di Marconi. Ma sarebbe altrettanto sbagliato archiviarlo come un episodio isolato senza interrogarsi sui controlli. Se una verifica fiscale può portare alla scoperta di un’attività sanitaria abusiva, quanti altri controlli specifici servono per intercettare prima situazioni simili?

Il caso di viale Marconi e i rischi per i pazienti

Per chi si rivolge a uno studio odontoiatrico, il primo rischio è la falsa percezione di sicurezza. Un locale attrezzato e una comunicazione professionale non dimostrano da soli che chi opera sia laureato, abilitato e regolarmente iscritto all’Ordine. Nel caso di viale Marconi, secondo la ricostruzione disponibile, proprio l’apparenza di normalità non avrebbe impedito l’esercizio contestato.

Il paziente può chiedere informazioni sul professionista, verificare l’iscrizione all’Albo degli odontoiatri e pretendere documentazione chiara sulle prestazioni. Sono controlli semplici, ma non sempre facili per chi cerca una soluzione economica o urgente. Il problema è che il risparmio immediato può trasformarsi in costi sanitari, economici e psicologici molto più pesanti.

La vicenda mette quindi insieme due responsabilità: quella individuale di chi, se confermato, avrebbe operato senza i requisiti previsti e quella del sistema dei controlli, che dovrebbe rendere più difficile l’apertura e la gestione di strutture irregolari. Ora saranno le indagini a chiarire ruoli, prestazioni eseguite e condizioni dello studio. Ma la domanda resta: un paziente deve diventare un investigatore per capire se chi lo cura è davvero autorizzato?

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