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Garbatella, 56 famiglie rischiano lo sfratto: la casa non è un asset

Garbatella, 56 famiglie rischiano lo sfratto: la casa non è un asset

A Roma l’emergenza casa non è più soltanto una questione di affitti troppo alti. È il rischio concreto che interi nuclei familiari debbano lasciare l’abitazione in cui vivono, mentre la trasformazione immobiliare della città avanza più rapidamente delle risposte pubbliche.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, a Garbatella un fondo immobiliare sta progettando la ristrutturazione dell’edificio in cui abitano 56 famiglie. Il progetto potrebbe tradursi, per gli inquilini, nella necessità di lasciare gli appartamenti: tempi, modalità e garanzie dovranno essere chiariti, ma il nodo è già evidente.

Non si tratta soltanto del destino di un condominio. Quando un palazzo entra nella logica di un investimento, la permanenza di chi lo abita rischia di diventare una variabile subordinata alla redditività dell’operazione. “La casa non può essere trattata soltanto come un asset”: è questa la domanda che il caso di Garbatella consegna alla politica e alla città.

Il punto non è negare il diritto alla ristrutturazione o alla valorizzazione degli immobili. Il punto è capire chi sostenga il costo sociale di questi processi. Se 56 famiglie rischiano di essere spostate, la questione non può essere affidata esclusivamente al rapporto tra proprietà e inquilini. Servono istituzioni capaci di verificare il progetto, garantire trasparenza, tutelare le persone più fragili e impedire che l’assenza di alternative trasformi una ristrutturazione in uno sfratto di fatto.

Roma conosce bene questa contraddizione. Da una parte cresce il valore di aree centrali e semicentrali, alimentato dal turismo, dagli investimenti e dalla pressione sul mercato immobiliare. Dall’altra, famiglie con redditi ordinari e giovani lavoratori restano fuori dal mercato: gli affitti sono troppo alti, i contratti spesso precari, l’acquisto di una casa sempre più lontano.

Per i giovani, il problema non è soltanto trovare un’abitazione. È costruire un progetto di vita. Restare nella propria città significa spesso accettare stanze condivise, trasferimenti continui o una dipendenza prolungata dalla famiglia. Chi non dispone di una rete di sostegno parte svantaggiato, anche quando lavora. La crisi abitativa diventa così una forma di esclusione silenziosa, meno visibile di un’emergenza improvvisa ma altrettanto incisiva.

Il caso di Garbatella mostra anche un limite della risposta pubblica: l’intervento arriva spesso quando il conflitto è già aperto, invece di prevenire il problema. Le amministrazioni dovrebbero conoscere in anticipo gli edifici più esposti, disporre di un’offerta adeguata di edilizia residenziale pubblica e promuovere accordi che consentano di ristrutturare senza cancellare le comunità residenti.

Garbatella, il caso che racconta l’emergenza casa a Roma

Garbatella non è soltanto uno dei quartieri più riconoscibili della capitale. È anche un territorio in cui il valore storico e urbano convive con una forte pressione abitativa. La vicenda delle 56 famiglie rende visibile una domanda semplice: quando un immobile cambia funzione economica, quali diritti restano a chi lo abita?

La risposta non può consistere nell’opporre automaticamente proprietà privata e inquilini. Occorre invece un patto pubblico più solido, con soluzioni temporanee garantite, contributi per il ricollocamento, canoni sostenibili e un controllo effettivo sugli esiti sociali delle operazioni immobiliari. In assenza di queste misure, il rischio è che la città venga rinnovata espellendo proprio le persone che l’hanno resa viva.

Per questo la richiesta di una mobilitazione europea sul diritto all’abitare merita di essere discussa, non come slogan ma come possibile linea politica. Il problema riguarda molte città del continente e non può essere affrontato soltanto con interventi locali frammentari. Roma dovrebbe chiedere risorse, regole e strumenti comuni per sostenere l’edilizia accessibile e limitare gli effetti più pesanti della finanziarizzazione degli immobili.

La domanda finale riguarda il modello di città che si vuole costruire. Una Roma capace di attrarre capitali ma non di proteggere i residenti rischia di diventare più ricca nei bilanci e più povera nella sua vita quotidiana. Nel caso di Garbatella, chi deve garantire che una ristrutturazione non diventi l’inizio di una nuova espulsione sociale?

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