Roma non ha necessariamente bisogno di meno visitatori. Ha bisogno di una regia capace di evitare che milioni di persone si concentrino negli stessi luoghi, negli stessi orari e con gli stessi effetti sui residenti, sui servizi e sul patrimonio.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero Roma, Tao Tao, 42 anni e nato a Pechino, riassume il punto con una formula semplice: «La questione non è: più o meno turismo, bensì meglio o peggio». È una distinzione importante, perché sposta il dibattito dal conteggio degli arrivi alla qualità dell’esperienza e alla sostenibilità della pressione sulla città.
Dire “meno turismo” può sembrare una risposta immediata all’overtourism, ma rischia di confondere il problema. Roma vive di attrattività culturale, commerciale e simbolica: ridurre in modo indistinto i flussi significherebbe intervenire sul sintomo senza affrontare la questione decisiva, cioè come vengono distribuiti nello spazio e nel tempo.
Il nodo è soprattutto la concentrazione. Quando il centro storico diventa il passaggio obbligato per ogni itinerario, la visita può trasformarsi in una corsa tra pochi monumenti, mentre le strade circostanti sopportano affollamento, traffico, rifiuti e maggiore usura. Per chi abita quei luoghi, il turismo non è un evento occasionale: è una presenza quotidiana, con vantaggi economici ma anche costi concreti.
La responsabilità, però, non può essere scaricata soltanto sui visitatori. Se i flussi si concentrano sempre negli stessi punti, la domanda da porsi riguarda anche la capacità delle istituzioni di orientarla: trasporti, informazioni, prenotazioni, manutenzione, sicurezza e promozione territoriale dovrebbero procedere nella stessa direzione.
Un turismo migliore non significa soltanto un turista più rispettoso. Significa anche una città che offre alternative credibili, collegamenti efficienti e servizi adeguati. Senza queste condizioni, invitare le persone a uscire dal centro rischia di restare uno slogan: i visitatori continueranno a seguire i luoghi più noti, perché sono quelli più facili da raggiungere e da riconoscere.
Roma oltre il centro: dove il turismo pesa di più
La pressione turistica è più evidente nelle aree monumentali e nelle vie che collegano le principali attrazioni. Qui la convivenza tra residenti, attività economiche e visitatori è più delicata, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Ma il tema territoriale non può fermarsi al centro: quartieri meno inclusi nei circuiti tradizionali potrebbero beneficiare di una promozione più equilibrata, senza essere trasformati artificialmente in nuove vetrine.
La sfida è distribuire i benefici senza esportare automaticamente i problemi. Portare visitatori in altri quartieri richiede ascolto delle comunità, tutela degli equilibri locali e investimenti prima della promozione. Altrimenti il rischio è soltanto spostare l’overtourism da una strada all’altra, lasciando irrisolto il rapporto tra economia turistica e qualità della vita.
La proposta di Tao Tao apre quindi una discussione più ampia: Roma deve scegliere se misurare il successo attraverso il numero complessivo dei turisti o attraverso ciò che quei flussi producono per la città. Se la risposta resta affidata soltanto alle presenze, il centro continuerà a essere sovraccarico e il resto della capitale resterà ai margini. Ma se il turismo deve diventare davvero migliore, chi decide dove indirizzarlo e con quali limiti?
