Settemila venditori abusivi e un giro d’affari stimato oltre i 2 miliardi di euro. Se i numeri sono anche solo vicini alla realtà, a Roma non siamo davanti a un problema di decoro: siamo davanti a un mercato parallelo che occupa strade, marciapiedi e piazze mentre i commercianti regolari continuano a pagare tasse, affitti e autorizzazioni.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero Roma, la stima arriva da Confesercenti e descrive un fenomeno che viene riassunto nella formula «business illegale da 2 miliardi». Va però chiarito un punto decisivo: si tratta di una stima associativa, non di un dato ufficiale certificato da un’unica banca dati pubblica. Anche il numero dei 7mila venditori deve quindi essere letto come una valutazione del fenomeno, non come un conteggio definitivo.
Il problema è che spesso tutto finisce nella categoria generica del “commercio abusivo”. Ma dentro ci sono situazioni diverse: vendita senza autorizzazione, prodotti contraffatti, merce di provenienza incerta e lavoro informale. Confondere tutto non aiuta né i controlli né chi prova a lavorare rispettando le regole.
La conseguenza più evidente ricade sui negozianti regolari. Un’attività autorizzata sostiene costi fissi, occupazione di suolo pubblico, contributi e adempimenti. Chi vende senza quei vincoli può praticare prezzi più bassi e spostarsi rapidamente dove c’è maggiore afflusso. Non è concorrenza: è una partita giocata con regole diverse.
Ma ridurre la questione a una guerra tra commercianti e venditori di strada sarebbe troppo facile. Dietro il lavoro irregolare possono esserci fragilità economiche, filiere organizzate e intermediari che guadagnano più di chi sta sul marciapiede. Per questo servono controlli mirati, non soltanto sequestri occasionali destinati a lasciare il posto, il giorno dopo, a una nuova bancarella.
La contraddizione romana è sotto gli occhi di tutti: si parla di decoro e sicurezza, ma spesso si interviene solo quando la pressione mediatica diventa alta. Intanto alcune aree della città vengono trasformate in zone commerciali senza regole, con ricadute sui residenti, sulla mobilità pedonale e sull’immagine dei quartieri più frequentati dai turisti.
I numeri del commercio abusivo a Roma
7mila venditori abusivi: è la stima citata da Confesercenti e riportata da Il Messaggero Roma. Il dato non equivale a un censimento ufficiale e può comprendere forme diverse di vendita irregolare.
Oltre 2 miliardi di euro: è il giro d’affari stimato per il mercato illegale. Anche in questo caso si tratta di una valutazione da attribuire alla fonte, non di un valore automaticamente verificato dalle istituzioni.
Il punto politico, allora, non è soltanto quanti siano i venditori o quanto valga il business. È capire chi controlla le filiere, chi incassa davvero e perché i controlli non riescano a impedire che lo stesso fenomeno ricompaia ogni giorno. Roma vuole limitarsi a inseguire le bancarelle o intende finalmente governare lo spazio pubblico?
