La Cronaca di Roma
News

Roma, la guerra della pizza: il cornicione sfida la romana sottile

Roma, la guerra della pizza: il cornicione sfida la romana sottile

A Roma la pizza non è più una questione di abitudini: è diventata una sfida tra identità gastronomiche. Da una parte la romana sottile e croccante, dall’altra il modello napoletano con il cornicione alto, ormai entrato stabilmente nei gusti della città.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’apripista di questa trasformazione è stato Michele che, da Forcella, nel 2016 è arrivato in via Flaminia. Dopo di lui, la presenza nella capitale di nomi come Sorbillo, Vitagliano, Di Matteo e Quintili ha contribuito a rendere il cornicione una delle immagini più riconoscibili della nuova scena pizzaiola romana.

Il punto non è soltanto stabilire quale pizza sia migliore. Il vero cambiamento riguarda il modo in cui Roma sta imparando a convivere con più idee di pizza, senza rinunciare del tutto alla propria tradizione. Per decenni, chiedere una pizza romana significava immaginare un disco sottile, asciutto, spesso croccante fino al bordo. Oggi il bordo è diventato protagonista: alto, soffice, alveolato, pensato per essere assaggiato e non semplicemente lasciato nel piatto.

«La pizza a Roma non è più una sola»: è questa, in fondo, la frase che fotografa meglio il passaggio. La crescita del modello napoletano non cancella automaticamente la tradizione romana, ma la costringe a reagire. I pizzaioli della capitale sono chiamati a difendere la propria identità attraverso impasti più curati, materie prime riconoscibili e una ricerca che va oltre la semplice contrapposizione tra sottile e alto.

Il successo del cornicione ha anche cambiato le aspettative del pubblico. Il cliente non guarda più soltanto il condimento: osserva la struttura dell’impasto, la cottura, la leggerezza, la capacità di reggere gli ingredienti senza perdere elasticità. Una pizza che prima poteva essere giudicata soprattutto per la sua croccantezza oggi viene valutata anche per il lavoro tecnico che si nasconde dietro ogni fetta.

La conseguenza è una competizione più ampia e, almeno sulla carta, più utile ai consumatori. La presenza di grandi nomi della pizza napoletana ha alzato l’attenzione sul settore, mentre la risposta romana può trasformare una presunta minaccia in un’occasione di rilancio. Il rischio, però, è che la gara si riduca a una moda: cornicioni sempre più vistosi, nomi famosi e locali fotocopia non bastano a costruire una cultura gastronomica.

La mappa della nuova pizza romana

La geografia della pizza nella capitale si sta così spostando da una contrapposizione rigida a un sistema più articolato. L’arrivo di Michele in via Flaminia ha rappresentato un passaggio simbolico: il modello napoletano ha trovato spazio a Roma non come semplice ospite, ma come proposta capace di competere sul territorio. I successivi ingressi di Sorbillo, Vitagliano, Di Matteo e Quintili hanno rafforzato questa tendenza, secondo il quadro richiamato dalla fonte.

Accanto ai nomi arrivati da fuori, la vera partita si gioca però nella capacità dei pizzaioli romani di innovare senza perdere riconoscibilità. La pizza sottile può restare centrale, ma dovrà continuare a raccontare Roma con impasti, cotture e combinazioni capaci di distinguersi. Non è una sfida tra città: è una gara interna alla capitale, tra memoria e sperimentazione, tra il morso croccante della tradizione e il piacere ormai popolare di un cornicione da condividere sui social.

Alla fine, sarà il pubblico a decidere quale equilibrio premiare. Roma vuole davvero scegliere tra pizza romana e pizza napoletana, oppure il futuro della capitale è proprio una tavola con entrambe?

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →