Quindici avvocate contattate al telefono, spesso di notte, con la scusa di chiedere una consulenza legale. Poi le telefonate sarebbero diventate a sfondo sessuale, tra ansimi e minacce: una vicenda che ora approda in tribunale, ma con un’accusa diversa dallo stalking.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il protagonista del caso è un 25enne che avrebbe chiamato almeno 15 professioniste. Tre di loro hanno presentato denuncia. La contestazione arrivata a processo riguarda le molestie telefoniche, mentre per i pm, almeno nella fase ricostruita dalla testata, «non è stalking».
La distinzione non è soltanto tecnica. Nel reato di stalking rilevano la reiterazione delle condotte e le conseguenze sulla vittima: paura, ansia grave o la necessità di cambiare abitudini. Le molestie telefoniche, invece, possono essere contestate quando le chiamate risultano idonee a disturbare o a turbare la persona, senza che siano già dimostrati tutti gli elementi richiesti per gli atti persecutori.
Nel caso romano, la sequenza descritta appare però segnata da un’escalation. Dalle chiamate presentate come richieste di assistenza si sarebbe passati a contenuti sessuali e, dopo le denunce, a nuove telefonate e minacce rivolte a chi aveva deciso di rivolgersi alle autorità. Anche quest’ultimo passaggio dovrà essere verificato nell’inchiesta e nel corso del procedimento.
Per le professioniste coinvolte, il problema non si esaurisce nell’interruzione di una telefonata. Una chiamata anonima o insistente può trasformare uno strumento ordinario di lavoro in una fonte di allarme, soprattutto quando chi telefona conosce l’attività della vittima e utilizza la sua professione come porta d’ingresso per entrare nella sua vita privata.
Cosa sappiamo del caso e dell’inchiesta
I dati disponibili indicano almeno 15 avvocate contattate, tre denunce e un imputato di 25 anni. Il procedimento è arrivato a processo per molestie telefoniche, non per stalking. Questa qualificazione non equivale a un’assoluzione preventiva né a una condanna: la responsabilità dell’imputato dovrà essere accertata in tribunale.
Restano da chiarire, nel dettaglio, la durata dei contatti, il numero complessivo delle telefonate, il contenuto delle minacce e il rapporto tra le nuove chiamate riferite dalla fonte e il procedimento già avviato. Saranno questi elementi, insieme alle conseguenze sulle persone offese, a stabilire se il quadro accusatorio potrà ampliarsi o restare circoscritto alle molestie contestate.
La domanda più delicata riguarda il confine tra una condotta molesta e una persecuzione vera e propria. Quando le chiamate si ripetono, hanno una componente sessuale e proseguono anche dopo una denuncia, il sistema riesce a proteggere tempestivamente chi le riceve o interviene soltanto quando la situazione è già degenerata?
