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Sapienza, la sfida si decide per 38 voti: Carcaterra contro Lucidi

Sapienza, la sfida si decide per 38 voti: Carcaterra contro Lucidi

Alla Sapienza il rettore non è ancora deciso, ma il primo verdetto pesa: Carcaterra arriva al ballottaggio davanti a Lucidi, mentre D’Urso resta fuori per appena 38 voti. Un margine minimo, capace di trasformare una consultazione interna all’ateneo in una partita apertissima sugli equilibri del prossimo mandato.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero Roma, la terza tornata per scegliere la guida dell’università nel periodo 2026-2032 ha prodotto il confronto finale tra Carcaterra e Lucidi. D’Urso, invece, non accederà al secondo turno: la distanza ridotta dai candidati ammessi rende il suo risultato uno degli elementi politicamente più rilevanti della giornata.

Il dato certo è dunque il passaggio al ballottaggio di Carcaterra e Lucidi. Tutto il resto, dalle possibili convergenze ai trasferimenti di consenso, resta da verificare. In una sfida così ravvicinata, però, quei 38 voti non sono soltanto una statistica: raccontano quanto sia sottile il confine tra restare in corsa e diventare decisivi senza comparire sulla scheda finale.

La domanda ora è inevitabile: che cosa accadrà ai consensi raccolti da D’Urso? Non è automatico che confluiscano in blocco su uno dei due candidati. Potrebbero pesare orientamenti personali, accordi programmatici o una scelta di non schierarsi. Parlare già di alleanze definite sarebbe però prematuro: al momento si tratta di scenari, non di fatti confermati.

Il ballottaggio e gli equilibri in campo

Il prossimo voto non sarà una semplice ripetizione della tornata precedente. Con due soli nomi in campo, ogni area dell’ateneo sarà chiamata a valutare quale progetto ritenga più convincente per la guida della Sapienza e per la successione ad Antonella Polimeni. Il vantaggio iniziale di Carcaterra può offrire una posizione di forza, ma non equivale alla certezza della vittoria.

Lucidi, dal canto suo, parte dalla possibilità di allargare il consenso oltre il perimetro già raggiunto. Il risultato di D’Urso, uscito di scena per 38 voti, può diventare il punto di passaggio della contesa, ma solo se emergeranno indicazioni politiche o programmatiche capaci di orientare il suo elettorato. Altrimenti il ballottaggio potrebbe essere deciso da partecipazione, convinzione e capacità di mobilitare consensi rimasti finora incerti.

La posta in gioco va oltre il nome del futuro rettore. Il mandato 2026-2032 riguarderà una delle università più importanti d’Italia e porterà con sé scelte sulla direzione dell’ateneo, sulle priorità accademiche e sul rapporto tra le diverse componenti della comunità universitaria. Per questo il risultato stretto di D’Urso rende ancora più delicato il passaggio finale.

In una corsa in cui «38 voti» hanno separato l’esclusione dalla possibilità di decidere la partita, il ballottaggio dirà se prevarrà il vantaggio costruito da Carcaterra o la capacità di rimonta di Lucidi. E soprattutto chiarirà se il consenso mancante abbia già un padrone oppure sia ancora in cerca di una scelta.

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