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Autista Atac in malattia e personal trainer: il caso che divide Roma

Autista Atac in malattia e personal trainer: il caso che divide Roma

Assente dai bus da mesi, ma al lavoro in palestra. È questo il contrasto che mette al centro il caso di un autista Atac di 46 anni, accusato di truffa aggravata dopo aver svolto, secondo la ricostruzione riportata dalle fonti, attività come personal trainer mentre risultava coperto da periodi di malattia e congedo parentale.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero Roma e da Fanpage Roma, l’uomo non avrebbe guidato mezzi Atac dal gennaio 2026 e sarebbe stato visto lavorare in una palestra della zona Alessandrino. Il punto, però, non è soltanto il secondo lavoro: è capire se quelle assenze fossero regolari, se l’attività svolta fosse compatibile con le condizioni dichiarate e quali controlli siano stati effettuati.

La contestazione è un’accusa, non una sentenza. Saranno gli accertamenti a stabilire se vi sia stata una condotta fraudolenta, quale eventuale danno sia stato prodotto e se esista un collegamento diretto tra le assenze dal servizio e il lavoro nella palestra. «L’accusa non equivale a una condanna»: è una garanzia fondamentale, anche quando il caso alimenta rabbia e commenti immediati.

La vicenda solleva comunque una domanda difficile per un’azienda che gestisce un servizio essenziale: come vengono verificati i periodi prolungati di malattia e di congedo? E quanto è efficace il sistema quando un dipendente può, almeno secondo l’ipotesi accusatoria, svolgere un’attività fisica e professionale mentre non è disponibile per guidare un autobus?

Non ogni attività durante la malattia è automaticamente vietata. La compatibilità dipende dal tipo di patologia, dalle indicazioni mediche, dalle modalità del lavoro svolto e dal possibile pregiudizio alla guarigione. Ma un conto è un’attività occasionale compatibile con il recupero, un altro è lavorare stabilmente come personal trainer: la differenza dovrà essere verificata con documenti, testimonianze e controlli, non con le sole immagini o impressioni.

Anche il congedo parentale richiede una valutazione precisa. Si tratta di uno strumento pensato per consentire la cura dei figli, non di una semplice assenza alternativa al servizio. La presenza in palestra non dimostrerebbe da sola un abuso, ma potrebbe diventare un elemento rilevante se fosse incompatibile con le ragioni e con le modalità del congedo utilizzato. Su questo aspetto, ogni dettaglio resta da confermare.

Il caso riguarda infine la fiducia. Quando un autista manca per mesi, l’azienda deve riorganizzare turni e coperture, mentre i passeggeri affrontano attese, corse saltate e un servizio già sottoposto a pressione. Se l’accusa fosse confermata, la responsabilità sarebbe individuale; ma resterebbe da chiarire anche perché i controlli non abbiano intercettato prima una situazione apparentemente prolungata.

Malattia, congedo e secondo lavoro: cosa prevedono le regole

La malattia non impedisce in assoluto qualsiasi attività, ma impone che i comportamenti del lavoratore siano coerenti con la patologia certificata e con il percorso di guarigione. Un secondo lavoro può diventare problematico se dimostra una capacità lavorativa incompatibile con l’assenza dichiarata, se rallenta il recupero o se viola obblighi contrattuali e aziendali. La valutazione deve essere concreta e documentata.

Il congedo parentale segue una logica diversa: tutela il tempo dedicato alla cura dei figli e deve essere utilizzato secondo le condizioni previste dalla legge e dal rapporto di lavoro. Non basta stabilire che una persona fosse fuori dal deposito e presente in palestra per parlare di reato. Occorre verificare date, orari, compensi, certificazioni, regolamenti interni e l’eventuale danno per l’azienda. È proprio in questa distanza tra sospetto e prova che si gioca il procedimento.

Il tema, quindi, non è soltanto se un dipendente Atac abbia sbagliato. È se i controlli sulle assenze siano tempestivi, se le regole sul doppio lavoro siano conosciute e applicate e se il denaro destinato a garantire il trasporto pubblico venga tutelato con strumenti adeguati. Roma può permettersi che la verifica arrivi solo dopo che una notizia diventa pubblica?

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