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Nepi Molineris manager dell’anno: il premio oltre il campo

Nepi Molineris manager dell’anno: il premio oltre il campo

Un premio allo sport, certo. Ma anche a un’idea meno scontata: che gestire lo sport significhi occuparsi di luoghi, persone e futuro, non soltanto di risultati. Il riconoscimento a Diego Nepi Molineris come manager dell’anno agli MSA Awards riapre così una domanda concreta: quanto valore pubblico può produrre una buona amministrazione sportiva?

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il premio assegnato dall’associazione Manager Sportivi Associati valorizza il lavoro dell’amministratore delegato di Sport e Salute sullo sviluppo dello sport di base, sulla riqualificazione degli spazi pubblici e sulla formazione. Non è una semplice celebrazione professionale: è il riconoscimento di una direzione manageriale che prova a leggere lo sport come infrastruttura sociale.

La parola “manager”, in questo contesto, rischia però di sembrare troppo stretta. Un bilancio, un progetto o un impianto non vivono separati dalle comunità che li attraversano. Una palestra riaperta, un campo restituito a un quartiere, un percorso formativo accessibile possono diventare strumenti di fiducia prima ancora che di performance.

Qui entra la metafora del mirto. È una pianta legata alla memoria e ai territori, riconoscibile per il suo profumo, ma capace di rinnovarsi senza perdere le radici. Anche lo sport di base dovrebbe funzionare così: custodire ciò che esiste, senza trasformare la tradizione in un alibi per non cambiare.

«La sfida vera non è soltanto costruire strutture, ma farle vivere nel tempo». È questo il punto che il premio mette indirettamente in evidenza. La riqualificazione di uno spazio non coincide con un’inaugurazione: comincia dopo, quando servono attività, istruttori, manutenzione, regole chiare e una comunità pronta a riconoscersi in quel luogo.

Il nodo, dunque, non è se lo sport possa avere una funzione sociale. È capire con quali strumenti, con quali risorse e con quale continuità questa funzione possa diventare reale. Senza dati sugli effetti di lungo periodo, sarebbe prematuro trasformare il riconoscimento in una prova definitiva del successo di ogni progetto. Il premio segnala una visione; la verifica dovrà arrivare dalle ricadute concrete.

Lo sport oltre il risultato: spazi, formazione e comunità

Considerare lo sport oltre la gara significa spostare l’attenzione dagli eventi alle opportunità. Un impianto pubblico può essere un luogo di allenamento, ma anche di educazione, incontro e prevenzione dell’isolamento. La formazione, a sua volta, non riguarda soltanto gli atleti: coinvolge tecnici, dirigenti, operatori e giovani che imparano a prendersi cura di uno spazio condiviso.

Questa prospettiva rende più esigente il lavoro di chi amministra. Non basta annunciare il rinnovamento: occorre misurare chi viene coinvolto, quali quartieri restano esclusi, quanto durano i progetti e se l’accesso è davvero possibile per le famiglie. Il profumo del mirto, allora, non è folklore: è la memoria di un’identità che può diventare linguaggio nuovo, se la creatività riesce a trasformare i luoghi senza cancellarne la storia.

Il riconoscimento a Nepi Molineris porta così il dibattito fuori dai palazzetti e dagli uffici. Ricorda che lo sport può essere una politica urbana, un investimento educativo e una forma di coesione. Ma proprio per questo chiede responsabilità: se i luoghi cambiano, devono cambiare anche le possibilità di chi li abita. E la domanda resta aperta: siamo davvero pronti a giudicare lo sport non solo da chi vince, ma da quante persone riesce a far sentire parte della stessa comunità?

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