Novant’anni dopo la sua nascita, l’Eur non può limitarsi a celebrare se stesso. La mostra allestita al Palazzo Uffici riporta in superficie progetti mai realizzati, edifici scomparsi e trasformazioni che raccontano una domanda ancora attuale: la memoria di un quartiere così simbolico può restare affidata a un’esposizione temporanea?
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’esposizione è gratuita e resterà aperta fino al 7 febbraio. Disegni originali, fotografie, plastici e documenti inediti ricostruiscono la storia dell’Eur, dal Colosseo quadrato al Velodromo demolito, fino alle architetture più recenti come la Nuvola. Non è soltanto una rassegna celebrativa: è una mappa delle ambizioni, delle rinunce e dei cambiamenti di Roma.
Il valore dell’iniziativa sta proprio nel mettere sullo stesso piano ciò che è stato costruito e ciò che è rimasto sulla carta. Un quartiere nato da un grande progetto urbanistico non si racconta soltanto attraverso i suoi edifici più riconoscibili, ma anche attraverso le opere cancellate, modificate o superate dal tempo. Il Velodromo, in questo senso, non è un dettaglio laterale: è il segno concreto di una città che spesso protegge la propria storia solo dopo averla perduta.
La sfida, però, comincia quando la mostra chiuderà. «L’obiettivo è trasformarla in un museo permanente», ha spiegato Eur Spa. È una prospettiva condivisibile, ma non dovrebbe ridursi a uno slogan legato all’anniversario. Un museo permanente avrebbe senso se fosse accessibile, aggiornato e capace di collegare il patrimonio architettonico alla vita quotidiana del quartiere, non una semplice vetrina per pochi appassionati.
L’Eur tra memoria, trasformazioni e futuro
L’Eur è uno dei pochi luoghi di Roma in cui la storia urbanistica appare ancora leggibile nello spazio: assi monumentali, edifici razionalisti, grandi aree verdi e nuovi interventi convivono in un equilibrio spesso discusso. La sua identità, però, non è immobile. Ogni demolizione, ogni cambio di destinazione e ogni nuova architettura modifica il modo in cui il quartiere viene percepito e abitato.
Per questo un eventuale museo dovrebbe raccontare anche i conflitti e le discontinuità, non soltanto le immagini più rassicuranti del passato. Dovrebbe spiegare perché alcuni progetti sono rimasti incompiuti, che cosa ha significato perdere il Velodromo e come la Nuvola abbia inserito una nuova scala architettonica dentro un paesaggio già fortemente caratterizzato. Se i 90 anni dell’Eur devono lasciare qualcosa alla città, non può essere soltanto una celebrazione: deve essere una scelta culturale duratura. Roma sarà davvero disposta a investire nella memoria dell’Eur, oppure tornerà a occuparsene soltanto al prossimo anniversario?
