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Atac, in malattia ma in palestra: autista indagato per truffa

Atac, in malattia ma in palestra: autista indagato per truffa

Assente dalla rimessa, ma secondo l’ipotesi investigativa attivo in palestra come personal trainer. È il contrasto al centro dell’indagine che riguarda un autista Atac di 46 anni, la cui posizione dovrà essere ancora chiarita sul piano giudiziario e disciplinare.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il dipendente non si sarebbe presentato al lavoro da gennaio, alternando periodi di malattia e congedi parentali. Gli investigatori si sarebbero iscritti nella palestra dove l’uomo avrebbe svolto la seconda attività, raccogliendo elementi utili a verificare la compatibilità tra le assenze dichiarate e il lavoro svolto.

Il caso è stato ora segnalato anche sul fronte interno: Atac ha avviato un procedimento disciplinare. L’azienda dovrà valutare la documentazione disponibile e il rispetto degli obblighi previsti per chi si assenta dal servizio per motivi di salute o usufruisce di congedi. L’indagine penale, invece, dovrà stabilire se ci siano gli estremi dell’ipotesi di truffa.

«Un’indagine non è una condanna». È una distinzione essenziale, soprattutto quando la notizia riguarda una persona identificabile e fatti ancora sottoposti ad accertamento. L’attività in palestra, se confermata, non basterebbe da sola a chiudere il quadro: andrebbero ricostruiti tempi, modalità, condizioni mediche e rapporto tra l’attività svolta e i periodi di assenza.

Cosa sappiamo dell’indagine sull’autista Atac

Il dato finora emerso è che il dipendente, secondo la ricostruzione riferita dalla stampa, avrebbe alternato malattia e congedi parentali senza rientrare in rimessa da gennaio. Gli investigatori avrebbero quindi scelto di verificare direttamente l’attività nella palestra, presentandosi come iscritti per documentare il ruolo svolto dall’uomo. Restano da chiarire l’eventuale durata dell’attività, la sua frequenza e la corrispondenza con i periodi contestati.

Le possibili conseguenze si muovono su piani diversi. Sul piano penale, la contestazione dovrà essere valutata dall’autorità giudiziaria e non può essere considerata già provata. Sul piano disciplinare, Atac potrà esaminare gli elementi raccolti e decidere eventuali provvedimenti secondo le regole applicabili e gli atti del procedimento. La vicenda riporta infine l’attenzione sui controlli sulle assenze: un sistema efficace deve tutelare chi è realmente malato, ma anche individuare eventuali abusi senza trasformare ogni attività privata in una presunzione di colpevolezza.

Il punto, allora, non è soltanto capire che cosa accadesse in quella palestra. È capire se i controlli siano stati tempestivi e sufficienti, e se le procedure riescano a distinguere una regolare assenza da un possibile uso improprio di malattia e congedi. Saranno gli accertamenti a dire dove finiscono le ipotesi e dove iniziano le responsabilità.

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