Una tassa più leggera può davvero aiutare gli inquilini oppure rischia di spingere ancora più case verso gli affitti brevi? A Roma la domanda pesa su studenti, lavoratori e famiglie, mentre la riduzione della cedolare secca prevista dalla manovra resta al centro di un confronto ancora aperto.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, Daniela Festa, ricercatrice del dipartimento Memotef della Sapienza, contesta un meccanismo che potrebbe riconoscere un vantaggio fiscale simile a contratti molto diversi tra loro. «Lo stesso sconto per contratti di 30 giorni e di tre anni», è la sintesi della sua critica. L’allarme è netto: se il rendimento fiscale diventa comparabile, perché un proprietario dovrebbe scegliere la durata più lunga, spesso più vincolante?
La risposta, però, non può essere data per scontata. Una modifica della cedolare secca non determina automaticamente la trasformazione di un appartamento in casa vacanze: entrano in gioco domanda turistica, zona, costi di gestione, regole comunali e capacità di spesa degli inquilini. Ma può cambiare il calcolo economico del proprietario, soprattutto nei quartieri centrali e nelle aree servite dal trasporto pubblico.
Ed è qui che Roma rischia di trovarsi davanti a una contraddizione. La città ha bisogno di abitazioni disponibili per chi ci vive tutto l’anno, ma il mercato turistico offre spesso incassi più rapidi e maggiore flessibilità. Se l’incentivo fiscale non distingue con chiarezza tra un contratto residenziale di medio-lungo periodo e una locazione breve, il rischio indicato dalla ricercatrice è che la misura finisca per premiare la precarietà invece di ridurla.
Esiste già una prova definitiva di questo effetto? No, non sulla base delle informazioni disponibili. L’allarme di Festa è un’ipotesi argomentata sulle conseguenze della norma, non la dimostrazione che ogni proprietario abbandonerà il mercato residenziale. Per misurare l’impatto servirebbero il testo definitivo della manovra, le aliquote precise, i dati sulle nuove locazioni e un confronto tra quartieri turistici e zone meno esposte.
Il punto politico, però, resta difficile da eludere: se l’obiettivo è aumentare l’offerta abitativa, quale tipo di offerta viene incentivata? Una casa disponibile per pochi giorni può generare più rotazione e più ricavi, ma non risolve il problema di chi cerca un alloggio per un anno universitario, un contratto di lavoro o una famiglia appena arrivata in città.
Per gli studenti il tema è particolarmente delicato. L’affitto breve può sottrarre disponibilità agli alloggi a uso transitorio, mentre i canoni elevati costringono molti a condividere stanze, spostarsi fuori dal centro o rinunciare a vivere vicino all’università. Per i residenti, invece, la conseguenza potrebbe essere una maggiore instabilità del vicinato e una competizione più dura per gli appartamenti disponibili, ma anche questo effetto dovrà essere verificato con dati aggiornati e non soltanto con percezioni.
Cedolare secca e affitti brevi: cosa può cambiare a Roma
La questione centrale è capire a quali contratti si applicherebbe concretamente la riduzione e con quali limiti. Senza il testo normativo definitivo non è possibile indicare con certezza aliquote, decorrenze o condizioni: questi elementi sono da confermare. La differenza tra un annuncio per pochi giorni, una locazione transitoria e un contratto pluriennale non è soltanto fiscale, perché cambia anche la stabilità garantita a chi abita la casa.
Se il vantaggio fosse percepito come equivalente per durate molto diverse, il proprietario potrebbe essere spinto a preferire la formula più flessibile. Se invece la misura fosse accompagnata da vincoli, controlli o incentivi specifici per i contratti residenziali, l’effetto potrebbe essere diverso. Sarà quindi decisivo capire se il governo intenda sostenere genericamente il mercato degli affitti oppure favorire davvero l’offerta destinata ai residenti.
A Roma la verifica dovrà passare dai quartieri: Centro storico, Trastevere, San Lorenzo e le aree vicine ai grandi poli universitari non hanno la stessa pressione abitativa delle zone periferiche. Una regola uguale per territori diversi può produrre effetti molto diversi. La domanda, alla fine, è semplice ma scomoda: la riduzione della cedolare secca serve a far tornare le case sul mercato o rischia di renderle ancora più convenienti per chi le affitta soltanto per pochi giorni?
