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Scuole occupate a Roma, la protesta torna in strada: cosa chiedono

Scuole occupate a Roma, la protesta torna in strada: cosa chiedono

A Roma la protesta studentesca torna a occupare gli spazi delle scuole. Avogadro, Pinturicchio, Righi, Augusto e Russell sono al centro di una nuova mobilitazione che intreccia il no al riarmo, la richiesta di più risorse per l’istruzione pubblica e la critica a un modello scolastico considerato incapace di ascoltare gli studenti.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, le mobilitazioni hanno coinvolto la sede dell’Avogadro in via Cirenaica, al Nomentano, e il Pinturicchio, mentre nei giorni precedenti erano riprese le occupazioni al Righi, all’Augusto e al Russell. L’annuncio relativo all’Avogadro è stato attribuito al movimento Les blocages. Restano da chiarire, per ciascun istituto, modalità, durata e conseguenze organizzative delle occupazioni.

Il messaggio dei collettivi è sintetizzato in due slogan: “No al riarmo, fondi all’istruzione pubblica” e “Vogliamo un’altra scuola”. Non si tratta quindi soltanto di una contestazione legata alla gestione dei singoli istituti. La protesta prova a collegare le condizioni concrete delle scuole — risorse, spazi e partecipazione — a una critica più ampia alle priorità della politica.

La presenza di barricate e striscioni segnala una forma di mobilitazione visibile e conflittuale, ma il passaggio decisivo sarà capire se l’occupazione resterà un gesto simbolico o diventerà l’occasione per avanzare richieste precise nei confronti delle dirigenze scolastiche e delle istituzioni. Il rischio, altrimenti, è che il confronto si fermi alla contrapposizione tra interruzione delle lezioni e diritto alla protesta.

La questione riguarda anche gli studenti che non partecipano alle occupazioni, le famiglie e il personale scolastico. Ogni giornata di sospensione delle attività produce effetti sull’organizzazione didattica e sul lavoro degli istituti; allo stesso tempo, ignorare le ragioni della protesta potrebbe alimentare una distanza già evidente tra chi vive la scuola ogni giorno e chi ne decide indirizzi e finanziamenti.

La nuova ondata di occupazioni nelle scuole romane

La sequenza delle mobilitazioni restituisce l’immagine di una protesta non isolata. Il Righi, l’Augusto e il Russell hanno riaperto la stagione delle occupazioni; successivamente il movimento studentesco ha annunciato il coinvolgimento dell’Avogadro e del Pinturicchio. I cinque istituti diventano così tappe di una stessa fase di agitazione, pur con differenze che dovranno essere verificate scuola per scuola.

Il prossimo appuntamento indicato dai collettivi è l’assemblea prevista venerdì, chiamata a discutere le prossime iniziative. Sarà il momento per valutare se allargare la mobilitazione, coordinare le richieste o cercare un confronto con le istituzioni. Il punto politico è proprio questo: una protesta può attirare attenzione, ma per incidere deve trasformare gli slogan in obiettivi verificabili e interlocutori disposti a rispondere.

La nuova ondata romana mette dunque sul tavolo una domanda che va oltre le occupazioni: quanto spazio reale hanno gli studenti nelle decisioni sulla scuola e quanto costa, in termini di didattica e fiducia, continuare a discutere dell’istruzione soltanto quando gli edifici vengono chiusi dai collettivi?

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