Il Campidoglio ha varato una stretta sulla Ztl del centro storico: d’ora in poi sarà ammessa una sola auto per ogni contrassegno riservato alle persone con disabilità. Una norma che sulla carta mira a ridurre i passaggi e il traffico, ma che nella realtà rischia di complicare vite e cure quotidiane.
Dietro ogni contrassegno non c’è solo un veicolo, ma spesso una rete di sostegno: parenti che si alternano, badanti con turni differenti, medici e fisioterapisti che arrivano in momenti variabili. Limitare l’accesso a un unico veicolo significa trasformare il problema del traffico in un problema di accesso alle cure e alla mobilità di persone già fragili. È un confine sottile: migliorare la vivibilità del centro è doveroso, ma non può avvenire calpestando diritti di base.
Il punto debole della misura non è tanto l’obiettivo quanto la rigidità degli strumenti: l’amministrazione vuole arginare gli abusi e ridurre il numero complessivo di auto che transitano nelle zone storiche. È una finalità legittima, ma la risposta non può essere a colpi di divieti tout court. Se non accompagnata da soluzioni alternative e da un sistema di controllo più sofisticato, la regola diventa discriminatoria per chi non ha la possibilità pratica di rispettarla.
Ci sono strumenti pratici, concreti e realizzabili subito che conciliano controllo e diritti. Primo: permettere la registrazione di più conducenti collegati a un unico contrassegno attraverso una piattaforma digitale, con obbligo di aggiornamento tempestivo dei nominativi e controlli a campione. Secondo: introdurre deroghe temporanee per turni e urgenze sanitarie, accompagnate da autocertificazioni verificabili. Terzo: potenziare servizi di assistenza alla mobilità, come navette dedicate e parcheggi riservati a breve distanza dal centro, per ridurre la necessità di entrare con l’auto fino al cuore della Ztl. Quarto: intensificare i controlli mirati contro frodi e riscontri anomali invece di applicare misure indiscriminate a tutti i titolari di contrassegno.
Roma non ha bisogno di rigidità punitive ma di buonsenso amministrativo. Le periferie e i municipi osservano con attenzione: una Ztl più ordinata è un bene comune, ma non può trasformarsi in una barriera per chi già paga un prezzo alto in termini di autonomia. Se il Campidoglio vuole davvero ridurre traffico e abusi, la strada è quella di regole più intelligenti e servizi sostitutivi: altrimenti rischiamo di sostituire il problema del caos con quello dell’esclusione quotidiana.