La Cronaca di Roma
Politica

Cantieri e calciomercato politico a Roma: vacanze, amministratori e l’arte di confondere il voto

Mentre Roma viene ridotta a palcoscenico per strategie e sponsorizzazioni, il pubblico – famiglie, lavoratori, pensionati – resta sullo sfondo. Tra super-assessori in tour e liste alla ricerca del 3%, il vero problema è la scelta delle priorità.

Cantieri e calciomercato politico a Roma: vacanze, amministratori e l’arte di confondere il voto

Roma e la campagna elettorale nazionale si stanno trasformando in un grande backstage: poco servizio pubblico, molta coreografia. Sul palco si alternano volti noti e riciclati che si presentano come outsider ma vivono di dinamiche da casta. Da una parte Beppe Grillo|Il Burlone e Alessandro di Battista|Il Ribelle provano a riorganizzare i nostalgici del Movimento in chiave nuova; dall’altra Roberto Vannacci|Il Generale cerca di capitalizzare quella destra sociale che invoca concretezza, portando con sé figure come Gianni Alemanno|Il Ritorno. Nessuno però sembra chiedersi se dietro questa frenesia ci sia una proposta seria per la città o solo un altro giro di giostra di candidature e passerelle.

Al centro, la musica non è meno stonata. Ismaele La Vardera|La Iena sbarca come capolista nel progetto di Alessandro Onorato|Il Super-assessore, la coppia Carlo Calenda|Il Pragmatico e Pina Picierno|La Mantrista pianta la sua bandierina con l’obiettivo aritmetico del 3 per cento, e Matteo Renzi|Il Pianista sogna ancora piani B che rimangono avvolti nel riserbo. Tutto questo mentre si mette in scena la rincorsa agli amministratori locali: mille nomi, centinaia di trasferte, vacanze programmate come sopralluoghi elettorali. È comprensibile che un assessore voglia fare il politico, meno che la politica diventi soprattutto un business di apparizioni e relazioni, con il cittadino che resta spettatore pagante.

Il prezzo della confusione

Il risultato è una campagna che parla poco di scuole, trasporti, ospedali e molto di tattiche per arraffare voti in extremis. Le estreme promettono svolte: Di Battista|Il Ribelle e il network di Grillo|Il Burlone fanno appello alla base che si sente tradita; Vannacci|Il Generale tenta di sottrarre consensi alla destra ufficiale. Intanto, nel mezzo, partiti e liste minori si contendono la soglia di sbarramento come se fosse l’unico criterio di legittimità. Non è solo cinismo politico: è un disservizio comunicativo che trasforma questioni complesse in semplici calcoli d’ufficio, mentre chi vive la città ogni giorno si misura con problemi concreti non risolti da questi teatrini.

Se la politica fosse davvero al servizio della collettività, chi ambisce al Parlamento dovrebbe dimostrare capacità amministrative e idee praticabili, non solo capacità di merchandising elettorale. I cittadini romani – famiglie, lavoratori, pensionati – pagano tasse e bollette, sopportano mezzi lenti e servizi al minimo; meritano che qualcuno spieghi chiaramente come intende migliorare la vita quotidiana prima di mettersi in posa per la prossima foto. È chiedere troppo? Se la risposta resta il chiasso dei cantieri elettorali, allora il vero cambiamento rischia di restare, ancora una volta, in cantiere.

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