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D’Amato ammette il coinvolgimento nel progetto per Ranucci: la frase su Lavitola che riaccende il campo romano

Alessandro D'Amato ha dichiarato di essere stato coinvolto nel progetto politico per Ranucci e ha riferito una frase attribuita a Lavitola: "gli indirizzi te li dà la sua collaboratrice". La rivelazione riapre tensioni e solleva domande sul ruolo delle reti nelle candidature romane.

Di Redazione Digitale16 Agosto 2026 - 07:562 minuti fa 2 min di lettura
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D’Amato ammette il coinvolgimento nel progetto per Ranucci: la frase su Lavitola che riaccende il campo romano

Alessandro D’Amato ha ammesso di essere stato coinvolto nel progetto politico per Ranucci, una confessione che riapre il confronto tra correnti e rischia di rimescolare alleanze in Campidoglio.

Nel racconto reso pubblico, D’Amato ha aggiunto un passaggio che ora entra nel dossier: ha riferito che Lavitola avrebbe detto «gli indirizzi te li dà la sua collaboratrice». La frase, se letta alla lettera, sposta l’attenzione dai profili individuali alle reti di contatto e all’operatività dietro la campagna.

Non si tratta soltanto di un siparietto verbale: in una città dove ogni candidatura si costruisce attraverso mediazioni tra municipi, associazioni e gruppi di interesse, la presenza di figure non ufficiali che «danno indirizzi» fa scattare interrogativi sulla trasparenza delle trattative politiche. Il tema è sensibile tanto per chi guarda alla governabilità quotidiana di Roma, quanto per i soggetti che dovranno assumere ruoli amministrativi in caso di vittoria.

La notizia ha provocato reazioni nette negli ambienti politici: da un lato chi preferisce ridimensionare l’accaduto, bollandolo come battuta o sovrapposizione di responsabilità; dall’altro chi chiede chiarimenti pubblici e una ricostruzione più limpida dei passaggi. Nei municipi e al Campidoglio la discussione verte sul tema pratico — chi decide le linee programmatiche e con quali competenze — più che sulla retorica dello scontro.

Per i quotidiani problemi della città, dalla sosta al trasporto pubblico, dall’affidamento dei servizi alle manifestazioni in strada, la posta in gioco non è astratta: sapere chi influenza le scelte conta quando si decide chi dirige uffici e assessorati. Per questo la dichiarazione di D’Amato sarà probabilmente richiamata nei prossimi giorni dai protagonisti della scena romana, sia come elemento di pressione politica sia come pretesto per chiedere trasparenza nelle procedure.

Finché non arriveranno chiarimenti formali, la vicenda resterà un elemento di disturbo nella campagna per Ranucci: capace di rianimare vecchie diffidenze e di costringere potenziali alleati a misurare quanto peso dare a certe connessioni. Per chi vive e lavora in città, il nodo è semplice e concreto: capire chi decide, e con quali strumenti, per non veder cambiare servizi e priorità amministrative in modo opaco.