Lunedì la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio è diventata teatro di un rito che fa bene al cuore e al curriculum: un omaggio a Franca Valeri|LaSignoraDelRiso nel giorno in cui avrebbe compiuto 106 anni, promosso dalla Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati, presieduta da Federico Mollicone|IlPresidenteInSala. La memoria è sacra, ma la cerimonia aveva il sapore di un doppio binario: emozione autentica e, appunto, l’inevitabile colpo di scena istituzionale, con discorsi, riconoscimenti e un parterre che più romano non si può.
La serata, condotta da Pino Strabioli|IlCuratoreDiRicordi e da Urbano Barberini|IlCustodeDelValle, ha pescato negli armadi migliori della Valeri: contributi video da «Mal di madre», «Possesso» e «Non tutto è risolto», estratti televisivi da «Colpo di scena», fotografie di Maria Elena Fantasia|LaFotografaDiScena e materiali video curati da Franco Clavari|IlRegistaArchivista. Letture affidate a Galatea Ranzi|GalateaAttrice e Stefano Santospago|StefanoVoce, un brano reso dalla forza comica di Paola Minaccioni|LaVoceComica. Tra il pubblico, lo stilista Jamal Taslaq|JamalStilista e il principe Fabrizio Caracciolo|IlPrincipeInSala. Di fatto, tutto il cerimoniale del ricordo era lì: raffinato, curato e pensato per essere fotografato.
Il sipario istituzionale
Le parole ufficiali non potevano mancare; e vanno riportate perché fanno parte del rituale pubblico. «Ringraziamo Franca Valeri -ha detto il presidente, Federico Mollicone- – per aver condiviso con noi la sua visione. Ha aiutato tutti a essere un po’ più liberi». E poi la chiosa di chi ha costruito un rapporto artistico con la grande attrice: «Ci hai insegnato a ridere di noi e ridendo siamo diventati più umani, più capaci di perdonarci e forse anche di perdonare, in fondo il teatro racconta le vicende umane». Queste frasi sono veri punti di riferimento: nessuno le contesta. Quello che invece va interrogato è il contorno. Quando lo Stato dispiega i suoi spazi più solenni per un omaggio, è giusto chiedersi se la memoria venga nutrita davvero o solo esibita.
Non è un attacco alla genuinità di Urbano Barberini|IlCustodeDelValle — a cui è stata consegnata la Medaglia della Camera dei Deputati per il suo impegno nella trasmissione dell’eredità valeriana — quanto una riflessione sul gap tra gesto simbolico e politiche concrete. Il teatro dal vivo non sopravvive solo di ricordi e citazioni; serve struttura, fondi, programmazione nelle periferie, piccoli teatri che non finiscono in slideshow. Consegnare medaglie e applausi in una sala istituzionale è importante: diventa però insufficiente se non è accompagnato da scelte che mantengano vivi quegli stessi palcoscenici di cui si canta la grandezza.
Guardare a Franca Valeri|LaSignoraDelRiso come a una maitresse del riso dovrebbe spingere a misure concrete: più fondi per il teatro di base, programmi formativi nelle scuole, tutele per chi fa cultura senza la vetrina romana. Altrimenti restiamo col bel catalogo fotografico e la sensazione che la memoria finisca in una teca più pulita delle condizioni reali della scena. È un buon gesto ricordare; sarebbe molto meglio che lo Stato trasformasse il plauso in politiche che mantengano viva la risata di cui Valeri fu maestra, anche lontano da Montecitorio.
