Da questa stagione gli arbitri, dalla Serie A fino alle categorie giovanili, non saranno più oggetto di accerchiamenti in campo: una decisione che punta a cambiare la dinamica degli scontri verbali e fisici e a spostare il baricentro del dialogo verso i capitani.
Il passo è stato accompagnato dalla scelta di rafforzare il rapporto diretto tra ufficiali di gara e i leader designati delle squadre. L’idea è semplice e pratica: affidare ai capitani un compito di primo piano nella gestione delle tensioni, facendo di loro il filtro e l’interlocutore ufficiale per richieste, proteste e chiarimenti, riducendo così la possibilità di scenari collettivi che intimidiscono gli arbitri.
A Roma, con i suoi campionati cittadini e le trasferte nei municipi, la novità cambia il paradigma delle domeniche sportive. Nei campi dove spesso a giocare sono anche genitori, ragazzi e allenatori locali, la misura punta alla prevenzione: meno contatti stretti tra gruppi di giocatori e direttori di gara significa meno occasioni di degenerazione e più margine per un controllo ordinato da parte degli addetti al campo e degli steward presenti.
Per i club la svolta comporterà un lavoro interno: occorrerà preparare i capitani a un ruolo più istituzionale, insegnando linguaggio, tempi e limiti dell’intervento. Non si tratta di togliere protagonismo ai tecnici o ai tifosi, ma di dare a chi indossa la fascia gli strumenti per essere l’anello di congiunzione utile a evitare che una protesta si trasformi in un accerchiamento di massa.
Il test vero arriverà nelle partite a maggiore rischio emotivo, incluse quelle giovanili con pubblico locale numeroso. A livello pratico, durante le gare cittadine i capitani saranno indicati come interlocutori preferenziali dell’arbitro, con il compito di riportare in panchina istanze e chiarimenti; il personale di sicurezza e gli organi competenti rimangono il riferimento per interventi esterni più seri.
È una mossa che sa di cultura sportiva: meno show punitivo, più responsabilità. Nelle piazze e nei campetti di Roma la sfida ora è educativa, e passa per le fasce al braccio dei capitani chiamati a rimettere ordine sul campo quando le voci si accendono.


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