L’anno scolastico rischia di incepparsi a Roma: nel Lazio ci sono 3.469 cattedre vacanti, e quasi l’80% di queste è nella Capitale. Non è più una statistica da tavolino, ma una condizione che si traduce ogni mattina in supplenze a catena, programmi saltati e famiglie costrette a riorganizzare lavoro e vita privata.
Il problema non è solo numerico. Dove mancano insegnanti crolla la continuità didattica: materie specialistiche tagliate, classi accorpate, e una montagna di lavoro in più sulle spalle dei pochi docenti presenti. Per gli alunni con bisogni educativi speciali la situazione è ancora più drammatica: senza personale di sostegno continuo la scuola perde la sua funzione inclusiva.
Da qui nasce la tesi semplice e non negoziabile: Roma non può più aspettare. Serve un piano d’urgenza condiviso tra Campidoglio e Regione che mescoli misure temporanee e riforme strutturali. Nel breve periodo occorrono procedure accelerate per l’assunzione straordinaria di personale e la creazione di una ”graduatoria cittadina” che dia priorità alle scuole romane, accompagnata da contratti temporanei triennali finalizzati alla stabilizzazione. Parallelamente vanno avviati concorsi locali e percorsi di stabilizzazione semplificati per i precari con esperienza documentata nella scuola della Capitale.
Non bastano però solo assunzioni urgenti. Il piano deve prevedere strumenti pratici: convenzioni con atenei e centri di formazione per incrementare tirocinanti qualificati; incentivi per chi accetta trasferimenti in istituti delle periferie; un tavolo operativo tra Campidoglio, municipi e ATAC per garantire la mobilità scolastica nei percorsi più critici; e l’uso temporaneo di spazi pubblici municipali per alleggerire carenze strutturali.
Agire significa anche mettere in fila dati aggiornati e trasparenti, così da monitorare giorno per giorno le scuole più in difficoltà e distribuire risorse dove servono. La politica romana deve mostrare che sa scegliere tra rinvii e responsabilità: stabilizzare i docenti oggi è l’unico modo per dare serietà all’anno scolastico e restituire alla città il diritto a una scuola che funziona. Se la Capitale vuol restare tale, è il momento di mettersi al lavoro, con misure rapide ma anche con un piano che guardi al futuro.
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