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Dieci ore, una cartella di bonifici: l’ex di Lavitola ricostruisce i movimenti e nega legami con l’attentato a Ranucci

Natalia Potenza ha passato circa 10 ore con i pm antimafia allegando bonifici e causali. Dalla ricostruzione emergono accuse sull'uso dei soldi da parte di Lavitola; lei nega conoscenze sull'attentato a Ranucci.

Dieci ore, una cartella di bonifici: l’ex di Lavitola ricostruisce i movimenti e nega legami con l’attentato a Ranucci

Dieci ore davanti ai pm antimafia, una cartella di bonifici e causali: l’ex compagna di Valter Lavitola ha provato a mettere ordine nei flussi di denaro che ora sono al centro dell’inchiesta, dichiarando però di non sapere nulla sull’attentato all’ex conduttore di Report, Fabrizio Ranucci.

La testimonianza si è svolta in una lunga audizione durante la quale sono stati allegati estratti conto, bonifici e documenti che la donna considera utili a ricostruire trasferimenti e pagamenti. I magistrati hanno ricevuto una ricostruzione puntuale dell’uso del denaro nel periodo preso in esame; la documentazione include causali che, secondo la ricostruzione fatta alla procura, dovrebbero aiutare a seguire la traccia dei movimenti finanziari.

Dalla narrazione emerge l’immagine di un rapporto personale in cui affetti e affari si intrecciavano: Potenza ha descritto un ménage segnato da pragmatismo e cinismo, con decisioni economiche prese anche nell’interesse di terzi. È proprio intorno a questi passaggi pratici che si concentrano ora gli accertamenti: verificare intestazioni, tempistiche e motivazioni dei trasferimenti per chiarire se possano configurare profili di responsabilità penale o contabile.

Quanto all’attentato a Ranucci, la testimonianza è netta: Potenza ha dichiarato di non avere informazioni utili e di non conoscere collegamenti tra le persone coinvolte nell’indagine e quell’episodio. La risposta delimita un confine importante nel quadro investigativo, lasciando però aperti molti punti sul fronte economico che la procura vuole approfondire.

L’ingranaggio giudiziario proseguirà ora con la verifica dei documenti consegnati e con eventuali confronti con altri elementi d’indagine. Per la città resta la necessità di seguire gli sviluppi senza ipotesi precostituite: le carte bancarie depositate rappresentano un pezzo concreto del puzzle che i pm antimafia stanno ricomponendo, mentre la vicenda continua a sollevare interrogativi sulla sovrapposizione tra affari, relazioni private e vicende pubbliche.

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