Natalia Potenza è stata ascoltata per circa dieci ore dai pm della Direzione distrettuale antimafia e ha depositato documentazione bancaria: bonifici e causali; ha dichiarato di non sapere nulla sull’attentato a Ranucci.
La deposizione, lunga e articolata, si è concentrata sul percorso del denaro. I bonifici allegati con le relative causali costituiscono il nucleo materiale della ricostruzione che la donna ha presentato ai magistrati: non semplici numeri, ma pezzi di storia quotidiana di un rapporto che la stessa Potenza descrive come segnato da un cinismo in cui affari e affetti si mescolavano.
È in quella mescolanza che la testimonianza trova il suo valore investigativo. La documentazione bancaria permette oggi agli inquirenti di seguire transazioni precise, capire beneficiari e flussi e confrontare le causali con gli eventi temporali ricostruiti. Per la città — che segue con attenzione ogni sviluppo di inchieste con possibili ricadute su amministrazione, appalti e reti di potere locale — questo passaggio è cruciale: non si tratta solo di nomi, ma di come il denaro viene mobilitato sul territorio.
La negazione esplicita di Potenza relativamente all’attentato subito dall’ex conduttore di Report lascia comunque aperti passaggi investigativi. I magistrati hanno ora elementi documentali che andranno incrociati con altre informazioni in possesso della Procura: le scritture bancarie non parlano da sole, ma orientano le verifiche e possono generare nuove richieste di chiarimento o atti procedurali.
Per i romani la vicenda conserva un doppio interesse: da una parte il valore giudiziario di prove che possono ridisegnare scenari finanziari e relazionali; dall’altra la ricaduta sulla percezione pubblica di trasparenza e sicurezza nelle istituzioni cittadine. In attesa di ulteriori sviluppi, la documentazione presentata ieri ai pm rappresenta comunque una svolta formale nell’inchiesta, un materiale concreto che gli uffici giudiziari utilizzeranno per stabilire responsabilità e collegamenti.
