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Dieci ore ai pm e una cartella di bonifici: cosa davvero cambia per l’inchiesta sull’attentato a Ranucci

Natalia Potenza ha parlato dieci ore con i pm antimafia e ha consegnato documentazione bancaria. I documenti permettono di ricostruire movimenti e gestioni finanziarie, ma non chiariscono il nesso causale con l’attentato subito da Sigfrido Ranucci.

Dieci ore ai pm e una cartella di bonifici: cosa davvero cambia per l’inchiesta sull’attentato a Ranucci

Natalia Potenza è stata ascoltata per oltre dieci ore dai pm della Dda e ha depositato una cartella di bonifici e documenti bancari che, nelle intenzioni dell’inchiesta, servono a ricostruire la gestione del denaro collegato a persone dell’area coinvolta nell’indagine. Nel corso dell’audizione ha ribadito di non avere conoscenze sull’attentato a Sigfrido Ranucci.

La consegna della documentazione offre ai magistrati elementi operativi concreti: dati temporali delle transazioni, controparti identificate dalle coordinate bancarie, importi e ricorrenze che consentono di tracciare flussi e rapporti economici. Per la procura è il materiale che mancava per mettere insieme pezzi finanziari della vicenda, prova utile a stabilire chi pagava che cosa e con quale periodicità.

Tuttavia, ci sono limiti tecnici e giuridici che rendono il quadro ancora incompleto. Un bonifico può mostrare l’arrivo o la partenza di denaro, ma non il motivo per cui è stato effettuato: un pagamento per un servizio, il rimborso di un prestito, o una transazione intestata a terzi non provano automaticamente la destinazione finale delle somme né l’intento criminoso di chi le ha disposte. Casseforti, prelievi in contanti successivi, passaggi tramite soggetti interposti o conti esteri possono annacquare la traccia e richiedere attività istruttorie ulteriori.

Operativamente i pm possono ora incrociare i documenti con altre linee d’indagine: tabulati telefonici, verifiche anagrafiche e patrimoniali, rogatorie internazionali se emergono conti esteri, e audizioni di altri soggetti collegati alle stesse transazioni. Potranno chiedere chiarimenti alle banche su causali e titolarità effettive e confrontare le date dei movimenti con fatti noti della vicenda processuale. Tutto ciò aumenta la capacità degli inquirenti di ricostruire la catena finanziaria, ma non equivale, da solo, a dimostrare che quei soldi siano serviti a finanziare o organizzare l’attentato.

La deposizione e i documenti sono quindi un passo avanti: arricchiscono il fascicolo con tracce oggettive e verificabili, utili per seguire il denaro fino a potenziali responsabili o intermediari. Restano però aperte le fasi cruciali dell’istruttoria, che dovranno trasformare le evidenze contabili in nessi probatori rispetto al fatto criminoso. La procura continua le indagini nella cornice giudiziaria prevista, mentre per la città rimane centrale il rispetto del principio di responsabilità individuale e della presunzione d’innocenza.

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