La Cronaca di Roma
Calcio Roma

Dopo Roma–Atalanta (5/9/2026): non basta il Daspo, la prevenzione negli stadi deve partire prima del fischio

Le immagini di saluti assimilabili al saluto romano in Curva Sud dopo Roma–Atalanta (5/9/2026) hanno avviato accertamenti: la Questura ha identificato 14 persone (nota 7/9/2026) e avviato l'istruttoria per il Daspo, ma al 9/9/2026 non risulta…

Dopo Roma–Atalanta (5/9/2026): non basta il Daspo, la prevenzione negli stadi deve partire prima del fischio

Le immagini che documentano gesti assimilabili al cosiddetto saluto romano nella Curva Sud dopo la partita Roma–Atalanta, disputata il 5 settembre 2026, hanno avviato accertamenti da parte della Digos della Questura di Roma e del commissariato Prati. In una nota della Questura di Roma del 7/9/2026 (ripresa dalle agenzie) si segnala l’identificazione di 14 delle 17 persone riprese: sono state segnalate all’autorità giudiziaria per la presunta violazione della legge Mancino e — come indicato nella stessa nota — è stata avviata l’istruttoria per valutare l’adozione di provvedimenti amministrativi di divieto di accesso (Daspo). Al 9 settembre 2026, nelle comunicazioni ufficiali pubblicate dalla Questura e nelle principali agenzie, non risultano tuttavia Daspo già notificati ai 14 identificati.

È sacrosanto che, quando i fatti lo richiedono, le autorità applichino misure restrittive: Daspo e provvedimenti analoghi hanno una funzione sia deterrente sia punitiva. Va però ricordato che il Daspo resta uno strumento successivo: la capacità di evitare che simili episodi si verifichino dipende molto da quanto si fa prima che il fischio d’inizio sancisca l’apertura dello stadio.

Non va confuso il caso di Roma con altri provvedimenti che le cronache hanno riportato nello stesso periodo: ad esempio, il Questore di Venezia ha emesso il 9/9/2026 un provvedimento di divieto di accesso alle aree urbane (Daspo urbano, DACUR) nei confronti di Simone Carabella per fatti avvenuti a Mestre, notizia confermata dalle agenzie; si tratta di circostanze distinte e gestite su piani diversi.

Il quadro normativo non manca: il D.M. 8 agosto 2007 sull’organizzazione e sul servizio degli steward è stato aggiornato dal D.M. 13 agosto 2019, e l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (ONMS) ha emanato determinazioni e linee guida (anche nel 2022) su selezione, formazione e registrazione degli steward. Centrale resta poi il ruolo del GOS (Gruppo Operativo Sicurezza) nel coordinamento operativo tra Prefettura, Questura e società. Il problema reale non è quindi l’assenza di norme ma la loro applicazione concreta sul territorio.

Per una prevenzione davvero efficace servono tre elementi operativi.

Primo: qualità e certificazione dello stewarding. Non bastano elenchi e protocolli su carta. Occorrono criteri di selezione più rigorosi e percorsi formativi obbligatori e certificati, con aggiornamenti periodici su riconoscimento di simboli e gesti di matrice razzista o totalitaria, tecniche di de‑escalation, gestione degli assembramenti e corretta documentazione degli episodi. Steward preparati non solo intervengono tempestivamente, ma raccolgono elementi utili alle indagini e permettono decisioni operative immediate.

Secondo: rafforzare l’intelligence preventiva e le attività logistico‑operative. Mappare i flussi di arrivo dei tifosi, scambiare informazioni sulle trasferte e sui charter, monitorare punti di raduno e percorsi dei pullman sono attività che vanno svolte in modo sistematico e coordinato tra società, Questura e Prefettura. Attivare dispositivi di viabilità mirati, servizi di accoglienza differenziati e presidi proporzionati prima della partita riduce la probabilità che tensioni si traducano in degenerazioni.

Terzo: chiarezza e responsabilità fra gli attori istituzionali e sportivi. Va evitata ogni sovrapposizione confusa di competenze: ruoli e responsabilità devono essere tradotti in protocolli operativi condivisi e verificabili nelle riunioni del GOS, con controlli sui registri degli steward e verifiche pratiche sulla formazione dichiarata dalle società e dagli enti formatori.

Un’annotazione sulla ricostruzione mediatica: alcune testate hanno riportato collegamenti visivi tra le persone fotografate e gruppi ultras storici della Curva Sud (talvolta usando etichette come i cosiddetti “Boys”). Nelle comunicazioni ufficiali della Questura di Roma e della magistratura disponibili al 9/9/2026 non risulta una conferma formale di un’appartenenza collettiva; si tratta dunque di attribuzioni giornalistiche che dovranno essere verificate nell’ambito delle indagini.

Infine, la città e i tifosi hanno bisogno di trasparenza operativa: piani di sicurezza concertati e resi noti, indicazioni chiare per pendolari e residenti sulle chiusure o deviazioni del trasporto pubblico, e procedure condivise per le emergenze. La piena attuazione delle disposizioni esistenti, con controlli e verifiche puntuali, può trasformare il Daspo da rimedio d’emergenza a componente di una strategia preventiva più ampia.

Le sanzioni rimangono inevitabili e appropriate quando i fatti lo giustificano. Ma per tutelare davvero la sicurezza negli stadi e la convivenza civile in città bisogna lavorare prima: formare e certificare gli steward, potenziare l’intelligence sui movimenti dei gruppi a rischio, definire responsabilità e protocolli netti tra Campidoglio, Prefettura, Questura e società sportive. È lì che si gioca la partita più importante.

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