L’aggressione a una donna trans avvenuta a Viale Marconi — con l’arresto di un 29enne dopo che l’aggressore ha preteso una prestazione gratuita — getta nuova luce sulle falle delle politiche cittadine di protezione. Non si tratta solo di un episodio di violenza isolato: è la fotografia di sistemi di prevenzione e assistenza che non dialogano abbastanza tra loro.
La prima domanda che il Campidoglio deve porsi è semplice: chi presidia davvero i luoghi dove la vulnerabilità si concentra? Viale Marconi è un nodo di mobilità, passaggi pedonali e attività commerciali che convivono con aree meno illuminate e un tessuto sociale variegato. Laddove la presenza istituzionale è intermittente, crescono i rischi. Lo dimostrano anche precedenti casi in cui percorsi di segnalazione si sono inceppati o il supporto alle vittime ha tardato ad arrivare.
La risposta non può limitarsi a slogan. Serve una strategia a più livelli: più pattugliamenti a piedi e in bicicletta nei Municipi interessati, una calendarizzazione condivisa tra Questura e Municipi per aumentare la visibilità nelle ore serali e notturne, e l’istituzione di linee dirette riservate per le vittime delle aggressioni a sfondo di odio o discriminazione. È necessario inoltre potenziare i servizi sociali di prossimità e i centri antiviolenza, con personale formato alle specificità delle persone LGBT+, per assicurare presa in carico immediata e percorsi di tutela efficaci.
Dal punto di vista urbano, interventi concreti sono a portata di mano: migliore illuminazione pubblica dove manca, riqualificazione degli spazi degradati, controlli mirati su aree conosciute per il passaggio notturno e l’installazione di sistemi di videosorveglianza valutati in funzione della privacy e della loro reale utilità investigativa. Queste misure vanno integrate con campagne informative chiare sui canali municipali e nelle stazioni di superficie e metro, per ricordare come e dove segnalare episodi di violenza e quali tutele sono disponibili.
Infine, serve trasparenza sui risultati. Il Campidoglio deve convocare una cabina di regia con Questura, Municipi, Azienda sanitaria e associazioni di tutela per definire obiettivi, tempistiche e indicatori di valutazione. Senza numeri chiari e verificabili, ogni promessa rischia di restare sulla carta. La città può e deve garantire sicurezza e assistenza: il caso di Viale Marconi è un campanello d’allarme che non si può ignorare, perché a pagarne il prezzo sono le persone più esposte e la credibilità delle istituzioni locali.
