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Affitti a Roma, l’iperturismo arriva in periferia: chi resta fuori?

Affitti a Roma, l’iperturismo arriva in periferia: chi resta fuori?

Il turismo non si ferma più al Colosseo. A Roma la pressione degli affitti brevi si sposta verso i quartieri dove finora vivere costava meno, e il conto rischia di arrivare direttamente ai residenti. Fino al 20% in più sui prezzi: un dato da leggere con attenzione, ma impossibile da ignorare.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, uno studio della società immobiliare Brixa segnala aumenti nei canoni delle zone di Montesacro, Centocelle, Pigneto, Tiburtino e Casal Bertone. Un’altra indicazione collegata allo stesso lavoro cita anche Ostiense. Il perimetro preciso è da verificare, così come il rapporto diretto tra affitti brevi e singoli rincari, ma la tendenza descritta è chiara: la rendita turistica sta cercando nuovi spazi.

Il punto non è demonizzare chi mette a reddito un appartamento. Il punto è capire che cosa succede quando una casa destinata a una famiglia diventa più conveniente come alloggio per pochi giorni. La domanda è semplice: «Se il quartiere diventa un prodotto turistico, chi può ancora permettersi di abitarci?»

A Montesacro e Centocelle il tema è particolarmente delicato. Sono territori con attività di vicinato, collegamenti, vita di quartiere e prezzi storicamente più accessibili rispetto al centro. Proprio queste caratteristiche possono trasformarsi in un richiamo per visitatori e investitori. Prima arrivano i B&b, poi salgono i canoni, quindi cambiano i negozi e il profilo delle strade. Non è un automatismo, ma è il rischio da misurare prima che diventi irreversibile.

La contraddizione è tutta qui: il turismo porta consumi e opportunità, ma può rendere più fragile il diritto alla residenza. Un bar può lavorare di più, mentre una famiglia può essere costretta a cercare casa altrove. Il saldo economico, da solo, non racconta la qualità della vita. Se l’unico indicatore è quanto rende un appartamento, la città finisce per essere trattata come un portafoglio immobiliare.

Servono dati pubblici e controlli effettivi. Quanti alloggi sono davvero affitti brevi? Quanti rispettano le regole? Quanti vengono sottratti al mercato ordinario? Senza queste risposte, ogni discussione resta sospesa tra l’allarme dei residenti e l’interesse dei proprietari. E nel frattempo i canoni possono continuare a correre.

Dove l’iperturismo sta cambiando Roma

Il fenomeno non riguarda più soltanto il centro storico. Pigneto, Tiburtino e Casal Bertone mostrano quanto la domanda turistica possa spingersi lungo assi serviti dai trasporti e vicini ai luoghi della movida. Centocelle e Montesacro hanno caratteristiche diverse, ma condividono una vulnerabilità: se la casa diventa più redditizia per il soggiorno temporaneo, il residente con un reddito normale parte svantaggiato.

Ostiense, citata in una delle formulazioni della notizia, rappresenta invece un’area già attraversata da trasformazioni urbane e pressioni immobiliari. Mettere insieme quartieri così diversi impone prudenza: non esiste un’unica periferia e non tutti gli aumenti dipendono dal turismo. Ma proprio per questo il Comune dovrebbe pubblicare numeri disaggregati, controllare l’offerta e decidere dove proteggere il mercato degli affitti lunghi. Altrimenti la città sceglierà da sola, e quasi sempre a vincere sarà chi possiede più case.

Roma vuole essere una vetrina per visitatori o una città ancora abitabile per chi ci lavora, studia e cresce i figli? La risposta non può essere lasciata soltanto al mercato.

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