La Cronaca di Roma
Cucina

Fiuggi e i Monti Ernici: l’abbacchio al forno nel paesaggio dei boschi

Tra il centro storico di Fiuggi e i crinali degli Ernici, l’abbacchio al forno con patate accompagna un’immagine di montagna laziale fatta di erbe, pietra e profumi di bosco.

Fiuggi e i Monti Ernici: l’abbacchio al forno nel paesaggio dei boschi

Tra il centro storico di Fiuggi e i crinali degli Ernici, l’abbacchio al forno con patate accompagna un’immagine di montagna laziale fatta di erbe, pietra e profumi di bosco.

Fiuggi, tra sorgenti e pendii boscosi

Fiuggi si distende tra la parte più antica, raccolta sul colle, e la zona termale sviluppata più in basso. Intorno, i Monti Ernici disegnano un paesaggio di rilievi calcarei, vallate e faggete, con strade che salgono verso luoghi dove la presenza umana lascia spazio a pascoli, radure e sentieri ombrosi.

È una montagna del Lazio appenninico che cambia volto con le stagioni. In primavera il verde si fa tenero lungo i margini dei boschi; in estate la quota offre una pausa dall’afa della pianura; in autunno il sottobosco si accende di foglie secche e umidità; d’inverno la pietra e i rami spogli rendono più evidente la struttura severa dei crinali. Il rapporto con il cibo passa anche da qui: dalla necessità di piatti caldi, sostanziosi, capaci di raccogliere in teglia il profumo delle erbe e il calore del forno.

L’abbinamento con l’abbacchio al forno è soprattutto evocativo. Non si tratta di attribuire a Fiuggi l’origine esclusiva della preparazione, ma di riconoscere la sintonia tra una ricetta molto presente nella cucina laziale e una cornice montana. La carne, le patate, il rosmarino e l’aglio costruiscono un paesaggio aromatico che richiama i prati, i sentieri e i boschi degli Ernici senza trasformare il piatto in una leggenda locale.

La teglia che profuma di rosmarino

Per quattro persone servono circa 1,2 chilogrammi di abbacchio già tagliato in pezzi, un chilogrammo di patate, due spicchi d’aglio, alcuni rametti di rosmarino, qualche foglia di salvia, mezzo bicchiere di vino bianco secco, olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Si può aggiungere un poco di scorza di limone grattugiata, non indispensabile, per alleggerire la parte più grassa della carne.

La preparazione comincia dalle patate. Vanno sbucciate, tagliate in pezzi regolari e lasciate per qualche minuto in acqua fredda, così da eliminare parte dell’amido superficiale. Dopo averle scolate e asciugate, si condiscono con olio, sale, pepe, uno spicchio d’aglio schiacciato e qualche ago di rosmarino. È utile non ridurle a cubetti troppo piccoli: durante la cottura devono restare morbide all’interno e formare una superficie dorata senza disfarsi.

I pezzi di abbacchio si asciugano con carta da cucina e si massaggiano con poco olio, sale e pepe. In una teglia ampia si sistemano prima la carne e le erbe, lasciando spazio tra i pezzi, poi si distribuiscono le patate. Il vino bianco si versa sul fondo, non direttamente sulla superficie, per evitare di lavare via il condimento. L’aglio può essere lasciato intero e schiacciato: darà profumo senza dominare.

La teglia va in forno già caldo a 190 °C, preferibilmente in modalità statica. Dopo circa venti minuti è bene girare la carne e mescolare con delicatezza le patate, in modo che raccolgano i succhi sul fondo. La cottura prosegue per altri 35-45 minuti, secondo la dimensione dei pezzi. Se il fondo tende ad asciugarsi troppo presto, si può aggiungere poca acqua calda; al contrario, negli ultimi minuti una temperatura leggermente più alta aiuta a ottenere la doratura. L’abbacchio è pronto quando la carne è tenera e le patate presentano bordi bruniti, ma non secchi.

Il riposo fuori dal forno, di dieci minuti, è parte della ricetta. Permette ai succhi di distribuirsi e rende più equilibrato il contrasto tra la crosta aromatica, la polpa morbida e le patate impregnate di fondo. Il piatto non ha bisogno di salse elaborate: il condimento nasce dalla cottura condivisa, dalla parte grassa dell’abbacchio e dall’umidità del vino.

Un sapore adatto alla stagione dei boschi

Servito caldo, l’abbacchio al forno porta in tavola un insieme di profumi netti: il rosmarino quasi resinoso, l’aglio arrotondato dal calore, il vino ridotto e la nota terrosa delle patate. La carne ha un carattere riconoscibile, ma la cottura lenta e la presenza degli ortaggi ne rendono il gusto più armonico. È una preparazione che invita a mangiare con calma, senza separare troppo i componenti.

In una lettura gastronomica legata ai Monti Ernici, il richiamo al bosco non va cercato in ingredienti estranei alla ricetta, ma nella misura degli aromi e nella consistenza del piatto. Il rosmarino richiama la macchia e i pendii assolati, la salvia introduce una nota erbacea, il calore del forno risponde all’aria fresca delle quote più alte. Le patate, con la loro semplicità, fanno da elemento di collegamento tra la cucina domestica e il paesaggio agricolo delle aree interne.

Il momento più adatto per immaginare questo abbinamento è il passaggio tra l’autunno e l’inverno, quando una passeggiata nella parte alta di Fiuggi può alternare scorci sulle vallate, muri in pietra e il silenzio dei tratti alberati. Anche il ritorno verso le zone boscose degli Ernici suggerisce una tavola raccolta, con il forno acceso e una teglia da condividere.

Fiuggi resta così la cornice di un incontro tra geografia e cucina, non il pretesto per forzare una provenienza. Da una parte ci sono i pendii, le faggete e la luce mutevole della montagna laziale; dall’altra una ricetta concreta, fatta di carne, patate ed erbe. Quando il paesaggio torna a essere protagonista, anche un piatto familiare riesce a raccontare il ritmo lento delle terre interne.

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