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Fratelli Costantino, la guerra criminale tra agguati e attentati

Fratelli Costantino, la guerra criminale tra agguati e attentati

Non è una sola storia di violenza, ma una sequenza di conflitti, vendette e alleanze che attraversa la criminalità romana. Attorno a Emanuele e Alessio Costantino compaiono tentati omicidi, un attentato esplosivo e rapporti con figure di primo piano della malavita della Capitale: un quadro pesante, ma da leggere separando i fatti accertati dalle ricostruzioni investigative.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, i fratelli Costantino sarebbero stati più volte nel mirino di ambienti criminali. Tra gli episodi citati figurano il piano di vendetta attribuito a Fabrizio Capogna, l’agguato organizzato da Giuseppe Molisso con Raul Esteban Calderon e la bomba collocata davanti a un’autonoleggio. Il loro nome ricorre inoltre nei rapporti con Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, e con l’ambiente della Lady Champagneria.

Il punto centrale non è soltanto l’elenco degli agguati. È capire che cosa raccontino questi episodi sui rapporti di forza nella Roma criminale: chi cercava di colpire i Costantino, per quale motivo e con quali alleanze. «Chi controllava davvero il territorio, quando bastava un attentato per riaprire una guerra?», è la domanda che attraversa questa vicenda.

Le informazioni disponibili descrivono una rete di relazioni e contrapposizioni, ma non consentono di trasformare ogni collegamento in una responsabilità penale definitiva. Un conto sono gli atti giudiziari, le contestazioni e le ricostruzioni degli investigatori; un altro sono le ipotesi sui mandanti, sui moventi e sulla reale gerarchia dei gruppi coinvolti. Su questi aspetti, dove non risultano conferme definitive, resta necessario parlare di ricostruzioni da verificare.

La presenza del nome di Piscitelli aggiunge un elemento rilevante. Il riferimento a Diabolik colloca la vicenda dentro una stagione della criminalità romana segnata da relazioni tra narcotraffico, controllo territoriale e disponibilità di armi. Ma anche in questo caso il dato da non confondere è il rapporto indicato dalle ricostruzioni con la prova di un coinvolgimento in ogni singolo episodio.

L’attentato all’autonoleggio, se confermato nei termini ricostruiti, mostra invece un salto nella capacità intimidatoria: non più soltanto minacce o agguati mirati, ma l’uso di un ordigno contro un’attività. Per i residenti e per chi lavora in quelle zone, la conseguenza è concreta: la criminalità non resta confinata ai suoi protagonisti, ma può trasformare luoghi ordinari in scenari di paura e controllo.

La cronologia di agguati, attentati e alleanze criminali

La sequenza ricostruita parte dai contrasti personali e dai piani di vendetta attribuiti a Fabrizio Capogna. In una fase successiva compare l’agguato che, secondo la ricostruzione riportata, sarebbe stato organizzato da Giuseppe Molisso insieme a Raul Esteban Calderon. Le date precise e l’esito giudiziario di ciascun passaggio restano da verificare sulla base degli atti ufficiali.

Il quadro si allarga poi ai rapporti con Fabrizio Piscitelli e all’ambiente della Lady Champagneria, fino ad arrivare all’attentato contro un’autonoleggio. La cronologia non dimostra da sola un’unica regia: indica piuttosto una successione di episodi e relazioni che gli investigatori hanno messo in connessione. Saranno eventuali sentenze definitive e gli atti processuali a stabilire quali legami siano penalmente provati e quali restino nel campo delle ipotesi.

La responsabilità, dunque, non riguarda soltanto chi avrebbe materialmente organizzato o eseguito gli agguati. Riguarda anche la capacità delle istituzioni di ricostruire i flussi di denaro, le protezioni e i contatti che permettono a una rete criminale di sopravvivere dopo ogni scontro. Se la guerra tra gruppi produce bombe e tentati omicidi nel tessuto urbano, la domanda finale è inevitabile: quante altre connessioni restano ancora fuori dalla luce?

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