RECOVERY FUND Il Parlamento Ue pronto a iniziare i lavori

RECOVERY FUND Il Parlamento Ue pronto a iniziare i lavori sul prossimo bilancio 2021-2027 senza però rinunciare a negoziare.

Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli annuncia che si è pronti a iniziare i lavori sul Recovery Fund: “L’Europa chiede grande concentrazione ai governi. I 27 Paesi non devono perdere tempo e iniziare subito a preparare i piani nazionali di ripresa. I fondi arriveranno il prossimo anno. L’Italia deve fare in modo di usarli subito. I nostri cittadini non possono aspettare. A Bruxelles c’è grande allarme perché queste risorse fanno gola anche alla criminalità”.

Il Parlamento Ue riguardo al Recovery Fund non è d’accordo sui tagli ai programmi europei: “Sui tre grandi strumenti messi in campo bisogna iniziare una negoziazione tra le istituzioni. Così come vi è stata una risposta comune bisogna rafforzare il processo democratico dell’Unione. Sul tavolo c’è il Recovery Fund, le nuove risorse, cioè come rendere autosufficiente il bilancio dell’Unione senza gravare sui cittadini. E il budget dei prossimi sette anni. Sul bilancio il Parlamento è critico perché nella proposta ci sono tagli ingiustificati. Se dici che vuoi investire sulla ricerca non la tagli. Se vuoi lavorare per le giovani generazioni devi mettere più soldi su Erasmus. Credi che l’immigrazione sia una sfida comune e allora non ne riduci le risorse. Se vuoi uscire dalla dipendenza del carbone non dimezzi i soldi per la transizione destinati alle industrie che devono riconvertirsi. Il Parlamento vuole negoziare e migliorare la proposta del Consiglio”.

I tempi si potrebbero allungare? “No, perché noi sulle risorse proprie siamo pronti a discutere la proposta della Commissione anche a settembre. Sul piano di Recovery abbiamo le idee chiare su come associare il Parlamento al processo democratico e sul bilancio pluriennale ad agosto inizieremo a confrontarci con le altre istituzioni. Ho apprezzato la presidente della Commissione von der Leyen che ha detto che vuole attivare l’articolo 324 del Trattato. Cioè la negoziazione tra i presidenti delle tre istituzioni: il Parlamento, la Commissione e la presidenza di turno del Consiglio, quindi con la cancelliera Merkel”.

Al governo dei Paesi ‘frugali’ ci sono socialdemocratici, popolari e liberali ma fanno richieste populiste e nazionaliste. C’è uno scontro sull’Europa? “Nessuno si è alzato dal tavolo del negoziato. Tutti con il proprio temperamento e i propri interessi hanno lavorato per una risposta comune. Il risultato accorcia le distanze tra Nord e Sud. Non dobbiamo avere paura del dibattito ma della crisi. Il Consiglio europeo ha trovato all’unanimità un punto di caduta nella risposta comune all’emergenza del coronavirus”. Chi ha vinto tra Italia e Olanda? “Nella discussione c’è stato il tentativo di rafforzare la posizione intergovernativa. Alcune soluzioni proposte dai Paesi del Nord sulle competenze della Commissione e del Parlamento avrebbero tagliato fuori le istituzioni comunitarie. Questa logica però non ha prevalso. C’è stato un lavoro molto importante anche del premier Conte sul rispetto dei dettati del Trattato. E alcuni pareri giuridici arrivati al Consiglio hanno confermato la posizione comunitaria”.

Quindi che Europa è? “È un’Europa che esce molto più forte. Consapevole che alle sfide bisogna rispondere insieme e che i singoli Paesi da soli sarebbero impoveriti, in svendita e marginalizzati. Questa consapevolezza è il monito di Monnet: l’Europa si fa con le crisi che affronterà. In tre mesi si sono fatti dei passi in avanti come mai era stato possibile nei decenni precedenti”. Sulle risorse proprie gli Stati non riescono a mettersi d’accordo. I critici dicono che sono solo nuove tasse europee: “Le nuove risorse proprie servono a finanziare il budget europeo senza pesare sui bilanci nazionali. Quindi devono essere introdotte rapidamente con una calendarizzazione dettagliata per i prossimi anni. Non sono nuove tasse. Sono una regolare attività nel digitale, nelle politiche di contrasto alle emissioni di CO2, nell’uso della plastica, nelle attività finanziarie. Inoltre saranno a garanzia dei bond che emetterà la Commissione”.

I fondi del Recovery Fund saranno disponibili dalla seconda metà del 2021. L’Italia deve riconsiderare il Mes? “È una opportunità perché tutti i cittadini vogliono un rafforzamento delle strutture sanitarie. L’Europa non sta imponendo nulla, ha messo degli strumenti a disposizione. Sarà responsabilità dei governi verificare il loro utilizzo. Il Mes consente di realizzare programmi di rafforzamento della sanità pubblica: assunzioni, risorse per i medici specializzandi, investimenti per apparecchiature, nuovi ospedali, aiuti alle Regioni commissariate che non possono fare investimenti. Credo che sul mercato non ci siano altri soldi disponibili al tasso dello 0,1%”.

La strada è in discesa? “Siamo ancora dentro l’emergenza. Nessuno sa come usciremo dalla pandemia. Non è detto che non ci sia bisogno di altri interventi. Dobbiamo sentire una forte tensione etica per restituire qualcosa ai 200.000 morti in Europa. L’unica strada è aiutare i nostri cittadini e le generazioni future ad essere meglio preparati a difendere la vita e il lavoro. E in questo passaggio di fase l’Unione europea è l’unica assicurazione a disposizione dei nostri 27 Paesi”.

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