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Carabella e il poster di Aladino: un simbolo di intolleranza a Roma?

Di Italo Lauro18 Luglio 2026 - 20:443 ore fa 2 min di lettura
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Carabella e il poster di Aladino: un simbolo di intolleranza a Roma?
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La rimozione del poster di Aladino dall’oratorio di Santa Maria della Fiducia, voluta da Simone Carabella, ha riacceso un dibattito incendiario sul multiculturalismo in Italia. La provocazione del sacerdote fa emergere interrogativi scomodi sulla nostra identità culturale: chi decide cosa è accettabile e cosa no?

Carabella, noto per le sue esternazioni contro il degrado sociale, ha commentato la sua scelta dicendo: “A Roma non possono esserci moschee, qui ci va messo San Pietro”. Ma quanti di noi possono dirsi davvero “romani” appoggiando questa visione? La polemica non è solo sul poster, ma su un modo di pensare che riduce la diversità in una capitale storicamente crocevia di culture. Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, Carabella è stato descritto come un “influencer del degrado”, colui che, orfano dell’ideologo del Family Day, Mario Adinolfi, cerca nuovi spazi di visibilità in questa nuova battaglia culturale.

Ma siamo davvero sicuri che le nostre tradizioni siano minacciate da un poster? La storia ci insegna che l’inclusione è sempre stata una forza per Roma, non una debolezza. Ogni nuova cultura che si unisce alla nostra tessera storica arricchisce il mosaico italiano. Cos’è, dunque, che spinge Carabella a voler eliminare un simbolo di libertà e diversità dal nostro orizzonte?

Cosa sappiamo sulla polemica di Carabella

La rimozione del poster è solo l’ultimo di una serie di episodi che evidenziano le fratture nella società italiana. In un clima carico di tensioni culturali e religiose, questo gesto diventa un campanello d’allarme per chi crede nel dialogo interculturale. Ciò che è accaduto non è un caso isolato; riflette un clima generale di intolleranza che si sta diffondendo come una macchia d’olio, dove le voci che più si ergono sono quelle dei detrattori della multiculturalità.

Molti romani, però, non sono d’accordo con questa visione ristretta. Forse è giunto il momento che ci si renda conto che la vera identità di Roma è costruita su accoglienza, storia e condivisione. La provocazione di Carabella deve farci riflettere: vogliamo davvero una città che cancella la diversità oppure lavoriamo per rendere Roma un simbolo di inclusione?