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Bomba sulla Casilina: non è un caso isolato, serve un piano per difendere i negozi di periferia

L’ordigno esploso sulla via Casilina ha confermato una fragilità che i negozi delle periferie vivono ogni giorno: non bastano cordoni e parole, serve un piano strutturato di prevenzione, videosorveglianza e interventi mirati delle forze dell’ordine.

Bomba sulla Casilina: non è un caso isolato, serve un piano per difendere i negozi di periferia

La bomba esplosa ieri mattina davanti a un autonoleggio sulla via Casilina ha scosso l’Alessandrino: non è un fatto isolato, ma l’ennesima sveglia per le attività periferiche della città. L’esplosione ha danneggiato la serranda, i Carabinieri hanno avviato le indagini e tra esercenti e residenti è cresciuto l’allarme.

Chi lavora a Roma sa che la sicurezza commerciale non può essere solo emergenza quando accade un fatto clamoroso. Il piccolo e medio commercio di quartiere è esposto a rischi che vanno dall’intimidazione ai danneggiamenti, fino alla microcriminalità che trova nelle strade meno presidiate lo spazio per colpire. In questi contesti una singola esplosione vale più di mille parole: dimostra la necessità di un approccio diverso, non di facciata.

Per invertire la rotta servono tre pilastri: prevenzione, tecnologia condivisa e intervento mirato delle forze dell’ordine. Prevenzione significa controlli di prossimità, rapporti stabili tra Municipi e Questura, e campagne informative rivolte a commercianti e cittadini su comportamenti e strumenti di sicurezza. Tecnologia condivisa vuol dire reti di videosorveglianza integrate con la sala operativa della Questura e punti mobili di sorveglianza nelle aree più fragili, finanziate in modo cooerente dal Campidoglio e dalla Prefettura.

Intervento mirato vuol dire invece patti chiari: pattugliamenti mirati nelle fasce orarie di maggior rischio, interventi rapidi su segnalazione dei commercianti e procedure accelerate per le indagini che seguono attentati come quello di via Casilina. Non si tratta di militarizzare i quartieri, ma di rendere la presenza dello Stato efficace e visibile, con obiettivi misurabili e tempi certi.

Dal lato pratico, il Comune deve mettere in campo risorse per proteggere economicamente chi subisce danni. Fondi per la sostituzione di serrande e vetrine, procedure semplificate per i risarcimenti e incentivi per sistemi anticlotho e allarmi possono dare respiro immediato. Le associazioni di categoria e i comitati di quartiere vanno coinvolti per creare una rete di segnalazione e per pianificare la collocazione di telecamere e punti luce che migliorino la percezione e la realtà della sicurezza.

La città ha bisogno di un piano che non arrivi dopo gli incidenti ma li prevenga: più coordinamento tra Campidoglio, Prefettura, Questura e forze dell’ordine, investimenti mirati nelle periferie e misure concrete per sostenere chi tiene vive le strade con la propria attività. Difendere i negozi di periferia significa difendere la città che vogliamo continuare a vivere.

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