La Cronaca di Roma
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Periferie in gioco: lo sport lancia l’allarme sul welfare a Roma

Palestre chiuse, orari ridotti e volontari esausti: nelle periferie romane lo sport fatica a svolgere il ruolo di rete sociale. La richiesta è chiara: investire nel welfare per evitare che il disagio cresca.

Periferie in gioco: lo sport lancia l’allarme sul welfare a Roma

Disagio troppo forte: le realtà sportive delle periferie reclamano investimenti nel welfare per non perdere la funzione di presidio sociale che svolgono da anni.

Nei campetti di quartiere e nelle palestre parrocchiali, l’attività è spesso l’unico argine alla solitudine e alla marginalità. Ma tra manutenzioni arretrate, orari ridotti per mancanza di fondi e difficoltà nel garantire personale qualificato, molte associazioni segnalano che l’azione educativa e preventiva comincia a scricchiolare. A pagarne il prezzo sono soprattutto ragazze e ragazzi che lì trovano una seconda casa e, spesso, l’unica alternativa alla strada.

La richiesta che arriva dagli operatori è semplice e diretta: più risorse non solo per gli impianti, ma per un welfare che integri sport, servizi sociali e trasporto. È un nodo pratico: un corso sospeso o un pulmino che non passa più non sono dettagli, sono porte chiuse per famiglie che già arrancano. Se il centro sportivo di quartiere chiude le sue attività pomeridiane, aumentano i tempi vuoti e con essi i rischi di isolamento e devianza.

L’orizzonte è metropolitano: non si tratta solo di manutenzione delle strutture, ma di misure coordinate. Servono contratti più sicuri per educatori e allenatori, fondi per progetti mirati ai minori a rischio, e una pianificazione che faccia dialogare Campidoglio, municipi e servizi sociali. Il trasporto pubblico e la sicurezza urbana sono variabili che influenzano direttamente la partecipazione: se arrivare al centro diventa un’impresa, la domanda sociale si sfilaccia.

Sul terreno, le associazioni propongono soluzioni pratiche—orari flessibili, educatori pagati con fondi certi, utilizzo condiviso degli spazi scolastici fuori orario—ma denunciano la difficoltà a vedere questi piani tradotti in decisioni stabili. Per i cittadini che vogliono fare la loro parte, l’indicazione è partecipare ai tavoli municipali, sostenere le realtà locali con volontariato organizzato e segnalare alle sedi comunali le criticità degli impianti.

Il rischio, avvertono gli operatori, è che Roma perda non solo metri quadrati di palestre ma una rete di protezione fondamentale. Se lo sport smette di essere presidio sociale, a pagare il conto saranno le famiglie, i municipi e la città intera. La palla è adesso nelle stanze del welfare comunale: non è solo una partita di spesa, è la partita su cui si gioca la qualità della vita nelle periferie.

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