«Con il voto diretto per il Colle, Emma Bonino avrebbe potuto farcela», osserva Francesco Rutelli, che nel corso dell’intervista ripercorre il rapporto politico e personale con l’ex radicale e tratteggia la sua figura come «un’icona dell’incontro tra idealismo e pragmatismo».
La dichiarazione non è solo una reminiscenza: è una lettura dell’effetto che le regole istituzionali hanno sulle carriere politiche. Rutelli, che fu segretario nazionale del Partito Radicale negli anni Ottanta, sottolinea come il meccanismo di voto che porta al Quirinale finisca per premiare profili in grado di costruire maggioranze ristrette ma solide tra i grandi elettori piuttosto che figure capaci di raccogliere un consenso popolare diretto.
Nel corso della conversazione emergono due tensioni rilevanti per il dibattito civico romano. La prima riguarda l’anomalia italiana: un capo dello Stato scelto da assemblee rappresentative mentre altrove la legittimazione passa dal voto popolare. La seconda è il profilo personale di Bonino, figura radicata nella città e nota anche per l’impegno sul territorio: per Rutelli, la sua credibilità pubblica e la capacità di parlare a platee ampie l’avrebbero avvantaggiata in un’elezione a suffragio universale.
Per i romani la riflessione ha risvolti pratici. La discussione sui meccanismi di scelta dei vertici istituzionali incide sul modo in cui si costruiscono alleanze nelle assemblee cittadine, sui rapporti tra Campidoglio e maggioranze politiche e, in definitiva, sulla governance urbana. Se il sistema premia logiche di palazzo, spiegano gli interlocutori della città, i caratteri personali e il capitale di consenso sociale contano meno di mediazioni interne.
Rutelli non si limita al ritratto: la sua testimonianza riapre il tema più ampio del rapporto tra istituzioni e opinione pubblica in una capitale dove lo scontro politico è spesso anche scontro per la rappresentatività. Il punto che lascia è semplice e pratico: le regole contano quanto i nomi, e cambiare le regole può cambiare il possibile esito di una candidatura. Per i cittadini di Roma, che in questi anni hanno visto trasformazioni nelle scelte politiche e amministrative, è una considerazione da tenere a mente quando si discute di riforme istituzionali e leadership cittadine.
