Roma non può permettersi che il tempo pieno nelle scuole resti un lusso per chi se lo può permettere. Con l’apertura dell’anno alcune scuole private hanno riaperto con orari ridotti o hanno rimodulato il tempo pieno, lasciando famiglie e pendolari davanti a scelte complicate e costose.
Il tempo pieno non è soltanto una questione educativa: è uno strumento di equità sociale. Offrire un’organizzazione scolastica che prosegua oltre l’orario mattutino riduce il ricorso a soluzioni informali o a pagamento – baby sitter, doposcuola privati, turni di parentela – che pesano soprattutto sulle famiglie a reddito medio-basso. Garantire l’assistenza e le attività pomeridiane significa permettere a entrambi i genitori di lavorare con più serenità, favorendo la partecipazione femminile al mercato del lavoro e alleggerendo una pressione che ricade sul tessuto sociale della città.
È comprensibile che per le scuole private l’estensione dell’orario rappresenti un onere: personale aggiuntivo, spazi, servizi. Ma è anche evidente che la questione non possa restare una scelta esclusivamente privata. Serve un disegno pubblico che renda sostenibile il tempo pieno: incentivi economici mirati, accordi per l’uso condiviso di palestre e aule con i municipi, tassazione differenziata in funzione dell’offerta oraria e percorsi di collaborazione con i servizi socio-educativi comunali. Campidoglio e Municipi possono svolgere un ruolo di regia, favorendo convenzioni e ridefinendo criteri di sovvenzione che mettano al centro l’accessibilità per tutte le famiglie romane.
Un’altra leva concreta è la sincronizzazione con i servizi pubblici: orari scolastici più estesi richiedono trasporti efficienti e sicuri, nonché una programmazione che consideri i picchi di mobilità urbana. Investire in tempo pieno per le scuole vuol dire anche ridurre tensioni sulla viabilità, diluire i flussi giornalieri e alleggerire i costi sociali derivanti da soluzioni sostitutive private. Per ottenere questo risultato occorre però una visione integrata che metta insieme istruzione, mobilità e politiche del lavoro.
Il messaggio per la città è semplice: il tempo pieno non è un bonus opzionale né un servizio da lasciare alla discrezione del mercato. È una priorità che produce ritorni in termini di uguaglianza, produttività e qualità della vita urbana. Se Roma vuole affrontare sul serio le disuguaglianze e sostenere i genitori lavoratori, deve trasformare l’attenzione al tempo pieno in una politica pubblica strutturata e finanziata, non in una tregua annuale affidata alle contingenze delle singole scuole.
