Un servizio pubblico non si giudica solo dagli autobus che partono, ma anche da come chi lo dirige affronta le proprie responsabilità. Nel caso Cotral, le parole attribuite al direttore generale Enrico Dolfi sugli assenteisti hanno aperto una frattura politica e rilanciato una domanda semplice: chi controlla davvero la qualità della gestione?
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, un video con le dichiarazioni del manager ha alimentato le polemiche, mentre le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni con una formula netta: “Dolfi si dimetta”. Il contenuto delle dichiarazioni e il loro contesto dovranno essere valutati con precisione, ma il caso è già diventato un problema di trasparenza per Cotral e per la Regione Lazio.
La questione non riguarda soltanto l’eventuale comportamento di singoli dipendenti. Riguarda il messaggio che arriva a lavoratori e utenti quando le assenze contestate sembrano essere trattate con comprensione, mentre ogni disservizio ricade sui pendolari, spesso senza spiegazioni convincenti. Una difesa manageriale, se confermata nei termini riferiti, può apparire come una sottovalutazione del danno organizzativo e reputazionale.
Il contrasto con la riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza è evidente, ma non artificiale. Da una parte c’è la cura rigorosa riservata a un bene comune, simbolo della città e del valore della tutela pubblica; dall’altra c’è un’azienda che deve dimostrare di applicare controlli altrettanto seri sulla propria macchina organizzativa. Conservare un monumento richiede responsabilità, metodo e rendicontazione. Dovrebbe valere lo stesso per un servizio essenziale.
Cotral, responsabilità e trasparenza nella gestione pubblica
Nel caso Cotral vanno tenuti distinti tre piani: i fatti eventualmente accertati sulle assenze, le dichiarazioni del direttore generale e le valutazioni politiche delle opposizioni. Le richieste di dimissioni sono legittime nel confronto istituzionale, ma non sostituiscono verifiche, procedimenti e dati. Allo stesso tempo, il silenzio della politica non può diventare una risposta automatica quando è in gioco la fiducia degli utenti.
Servono numeri chiari sulle assenze, criteri uniformi per i controlli, tempi verificabili per le eventuali contestazioni e una comunicazione pubblica capace di spiegare cosa sia successo. Se le responsabilità saranno accertate, dovranno seguire conseguenze; se le accuse non reggeranno, dovrà essere la documentazione a dimostrarlo. La domanda, alla fine, è una sola: la gestione pubblica pretende lo stesso rigore per restaurare un simbolo di Roma e per garantire ogni giorno un autobus ai cittadini?
