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A Testaccio Gigi Proietti torna Mandrake: Roma dipinge la sua memoria

A Testaccio Gigi Proietti torna Mandrake: Roma dipinge la sua memoria

A Roma la memoria non resta chiusa nei musei. A volte riappare su un bandone abbassato, nel cuore di una piazza, e restituisce ai residenti un volto che sentono ancora appartenere alla città.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, a Testaccio è comparso un murale dedicato a Gigi Proietti, ritratto dall’artista Alessandra Francesca Coppola nei panni di Mandrake, il personaggio di Febbre da cavallo. L’omaggio si trova sull’edicola di piazza Testaccio, nel giorno in cui l’attore scomparve nel 2020 e avrebbe compiuto 86 anni.

La scelta del luogo non è un dettaglio secondario. Un’edicola è un punto di passaggio, un elemento quotidiano del quartiere, qualcosa che appartiene alla strada più che alla celebrazione ufficiale. Proietti torna così dentro la vita ordinaria di Roma: tra una commissione, una passeggiata e gli sguardi di chi attraversa la piazza.

Il volto di Mandrake aggiunge un’altra dimensione. Non viene ricordato soltanto l’attore di teatro, il mattatore capace di riempire i palcoscenici o la voce riconoscibile di intere generazioni. Viene recuperato un personaggio popolare, ironico e imperfetto, legato a una Roma fatta di battute, amicizie, corse e sogni improbabili.

È proprio questa la forza dell’omaggio: non trasformare Proietti in una figura distante, ma riportarlo nella dimensione affettuosa della memoria collettiva. La sua immagine non chiede silenzio o distanza; sembra quasi voler restare dentro il rumore della città.

Roma costruisce spesso la propria identità attraverso luoghi e simboli. Un concerto, il passaggio di un artista internazionale come Bob Dylan, oppure un murale su un’edicola possono diventare occasioni diverse dello stesso racconto: la città riconosce ciò che l’ha attraversata e prova a trattenerne una traccia.

Ma c’è anche una domanda meno celebrativa. Quanto dura la memoria quando non viene affidata a un luogo condiviso? E quanto conta la possibilità di incontrare un volto noto fuori dai circuiti istituzionali, là dove vivono davvero i quartieri?

Roma tra memoria popolare e identità urbana

Il murale di Testaccio mostra come l’identità romana non sia soltanto una questione di monumenti e grandi celebrazioni. È fatta anche di insegne, saracinesche, piazze e immagini capaci di parlare a chi non entra in un teatro o in una mostra.

Questi interventi hanno un valore culturale, ma anche territoriale. Un’opera su un’edicola può attirare attenzione sul quartiere, rafforzare il legame tra residenti e spazio pubblico e trasformare un passaggio abituale in un momento di riconoscimento. Il punto, però, è che la memoria non può esaurirsi nella fotografia del giorno dell’inaugurazione: deve restare visibile, curata e parte della vita del luogo.

Nel caso di Proietti, la scelta di Mandrake sembra andare proprio in questa direzione. Non un’immagine celebrativa e astratta, ma un personaggio che continua a essere riconoscibile, discusso e tramandato. Roma, ancora una volta, si racconta attraverso chi l’ha fatta ridere. E forse la vera sfida è capire se la città saprà custodire questi segni senza trasformarli in semplici sfondi per i social.

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