Roma non è solo curva e recuperi: è mobilità che respira tra stadi, treni e piazze. Se il giorno della partita comincia sull’Atac, finisce in decoro e sicurezza nel cuore della città.
Nelle partite e negli eventi sportivi capitano flussi di traffico decisamente fuori dalle ore normali. Gli impianti sportivi generano movimenti di pubblico, atleti e staff, ma spesso le infrastrutture di mobilità non tengono il passo, né il decoro urbano è assicurato ovunque.
La tesi di fondo è semplice: serve un patto pubblico-privato che trasformi gli impianti in luoghi di servizio pubblico calibrati. Il Campidoglio deve definire regole di accesso, decoro e sicurezza in concertazione con i gestori, ATAC/Metrebus e i Municipi, così che l’arrivo all’impianto e la partenza dai cancelli diventino esperienze ordinate, non una corsa di improvvisazione.
Proposte: corridoi pedonali sicuri, navette dedicate e parcheggi scambi di prossimità, integrazione con le stazioni ferroviarie vicine e le fermate della metropolitana. Orari degli eventi coordinati con i turni di servizio di ATAC e con le chiusure delle ZTL limitrofe, gestione dei flussi in prossimità degli accessi e decoro esterno ai capannoni. In parallelo, i gestori dovrebbero investire in sicurezza, illuminazione e pulizia per offrire un’immagine pubblica compatibile con la città.
Se Roma saprà mettere insieme sport e mobilità, non si tratterà solo di vincere una partita: sarà la città a vincere una partita quotidiana, quella del servizio pubblico che accompagna lo spettacolo e resta al fianco dei residenti e dei pendolari. Questa è la vera casa dello sport cittadino: stadi come luoghi di servizio, non solo palcoscenici.
