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Subiaco, assistenza a rischio: 30 persone non possono aspettare

Subiaco, assistenza a rischio: 30 persone non possono aspettare

Trenta persone con disabilità e le loro famiglie rischiano di trovarsi davanti a una domanda che non dovrebbe nemmeno esistere: chi garantirà la continuità dell’assistenza? Nei centri diurni di Subiaco e Olevano Romano, l’allarme non riguarda soltanto un servizio, ma l’equilibrio quotidiano di utenti e caregiver.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero Roma, l’Anffas ha segnalato al distretto socio-sanitario Rn 5.4 il rischio per l’assistenza nei due centri. Le informazioni disponibili non chiariscono ancora quali siano le cause precise della situazione, né quali tempi siano previsti per una soluzione: questi passaggi restano da confermare.

È proprio questo il punto più delicato. Quando un servizio sociale entra in una fase di incertezza, il problema non rimane dentro un ufficio o in una procedura amministrativa. Si trasferisce nelle case, sulle spalle dei familiari, nell’organizzazione del lavoro e nella possibilità per le persone con disabilità di mantenere abitudini, relazioni e percorsi di autonomia.

“Un servizio interrotto non è una pratica sospesa: è una quotidianità che salta”. La frase riassume il nodo senza bisogno di alzare i toni. Per chi assiste un familiare, anche un’interruzione temporanea può significare dover riorganizzare giornate intere, rinunciare ad attività lavorative o affrontare una solitudine che spesso resta invisibile.

L’allarme dell’Anffas chiama in causa la responsabilità delle istituzioni competenti. Non basta prendere atto della difficoltà: servono comunicazioni chiare, una scadenza verificabile e l’indicazione di come sarà garantita la continuità del servizio. Finché questi elementi non saranno resi pubblici, il dubbio resterà aperto e a pagare l’incertezza saranno soprattutto le famiglie.

Subiaco e Olevano: cosa rischiano i servizi per la disabilità

I centri diurni coinvolti si trovano in un territorio nel quale l’assistenza rappresenta un punto di riferimento concreto per trenta persone con disabilità. Il rischio segnalato non va quindi letto soltanto in termini numerici: dietro quel dato ci sono percorsi individuali, relazioni costruite nel tempo e caregiver che organizzano la propria vita attorno alla presenza del servizio.

La questione centrale è la continuità. Occorre capire se l’assistenza sarà mantenuta senza interruzioni, quali soggetti dovranno intervenire e con quali tempi. Al momento, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile indicare una soluzione già definita. Proprio per questo il confronto tra Anffas e distretto socio-sanitario dovrà tradursi in risposte comprensibili e verificabili, non in attese indefinite.

Subiaco e Olevano mostrano una fragilità più ampia: i servizi sociali diventano visibili spesso soltanto quando rischiano di fermarsi. Ma una comunità si misura anche dalla capacità di prevenire quel momento, proteggendo chi dipende dall’assistenza e non lasciando le famiglie sole a gestire l’emergenza. La domanda, ora, è semplice: quanto dovranno ancora aspettare utenti e caregiver prima di sapere quale futuro avrà il servizio?

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