Basta correre: a Roma la velocità eccessiva non è un destino, è una scelta politica e amministrativa che va corretta subito.
Non si tratta di paura delle auto, ma di capire che alcune strade sono progettate — e gestite — in modo che chi guida senta autorizzato ad andare oltre i limiti. Tratti della Tangenziale, arterie urbane molto larghe e persino vie come via Newton sono diventati, per molti automobilisti, vere piste libere. Rettifili lunghi, segnaletica poco incisiva, attraversamenti pedonali non protetti: l’insieme dà il via libera alla velocità che poi finisce in incidenti, feriti e inchieste giudiziarie.
La responsabilità non è di chi guida soltanto: è una responsabilità collettiva. Il Campidoglio e i Municipi decidono limiti, priorità di intervento e investimenti; la Prefettura e la Questura hanno il compito di coordinare controlli e presidio delle strade; la Polizia Locale deve poi far rispettare le regole. Quando tutto questo funziona a metà, il messaggio è chiaro: correre è tollerato. E una città non può accettarlo come normale.
Le conseguenze sono concrete: chi va a piedi o in bici si sente esposto, i pendolari pagano la perdita di tempo e la perdita di sicurezza, le ambulanze incontrano più ostacoli quando servono. La mobilità pubblica non cresce se la rete stradale premia la velocità privata e non l’accessibilità. E la retorica che «a Roma si è sempre corso» non è una giustificazione, è una resa.
Le contromisure esistono e sono praticabili: ridisegnare i tratti pericolosi con rallentatori e dossi studiati, estendere le Zone 30 dove la densità pedonale lo richiede, spostare il baricentro dalla circolazione veloce alla sicurezza degli snodi urbani. Servono inoltre controlli mirati e visibili, autovelox ben segnalati e una cabina di regia tra Campidoglio, Municipi, Prefettura e forze dell’ordine per intervenire sui punti critici in tempi rapidi. Parallelamente vanno finanziati i miglioramenti del trasporto pubblico e le infrastrutture per bici e pedoni: meno automobili e più alternative rallentano naturalmente chi vorrebbe volare via.
Il tema non è tecnico ma politico: decidere che la priorità della città è la sicurezza ci impone scelte impopolari ma efficaci. In altre parole, non è la velocità il problema ultimo, è la volontà di contenerla. Se non cambiamo questa scelta, Roma continuerà a pagare il conto sulle sue strade.
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