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Colleferro: i bambini, vittime invisibili del femminicidio

Il femminicidio di Colleferro, consumato alla presenza dei figli, riporta all'attenzione le falle nei percorsi di protezione per minori: serve una risposta locale rapida, coordinata e concreta.

Di Redazione Digitale18 Agosto 2026 - 19:5639 minuti fa 2 min di lettura
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Colleferro: i bambini, vittime invisibili del femminicidio

I figli che assistono a un femminicidio diventano vittime due volte: prima per la perdita, poi per il vuoto di protezione che segue. A Colleferro, come in altri casi recenti, non c’è solo il lutto, c’è la necessità di evitare che quei bambini restino intrappolati in traumi non curati e in procedure frammentarie.

Immediatamente dopo un fatto così drammatico scattano le risposte di polizia e magistratura: rilevamento della scena, indagini, provvedimenti cautelari. Ma ciò che spesso arriva con ritardo è la presa in carico psicosociale dei minori presenti. Guardia medica, pronto soccorso pediatrico, neuropsichiatria infantile, servizi sociali del Municipio: tutti attori indispensabili, ma non sempre sincronizzati.

I casi degli ultimi mesi hanno messo in luce ricorrenze inquietanti: denunce pregresse, interventi episodici dei servizi sociali, percorsi di protezione incompleti. Non è il singolo fallimento a pesare, è l’assenza di una catena procedurale che trasformi la prima emergenza in tutela prolungata: valutazione traumatologica, domicili provvisori sicuri, programmi di presa in carico psicologica e continuità scolastica.

Serve una svolta pratica e locale. I Municipi devono attivare team multidisciplinari di pronto intervento che operino in sinergia con Questura, ASL e Procura per i Minorenni: un’unica cabina di regia, accesso rapido a strutture protette, nomina di un referente per ogni minore coinvolto. Formazione obbligatoria per operatori sociali e forze dell’ordine su trauma infantile e tutela, e finanziamenti mirati dal Campidoglio per garantire posti in strutture d’emergenza nel territorio metropolitano.

Occorre anche regolare e sicuro scambio d’informazioni, nel rispetto della privacy: protocolli che permettano a servizi sociali, scuole e pediatri di conoscere lo stato di rischio e di seguire il bambino senza burocrazie che dilazionano gli interventi. Misure concrete comprendono l’attivazione di sportelli comunali dedicati ai minori vittime, linee telefoniche specializzate e corsi di recupero scolastico per ricostruire una quotidianità il prima possibile.

La città ha il dovere di tradurre il dolore in risposte pratiche. Non basta indignarsi e promettere controlli: bisogna costruire percorsi che impediscano ai bambini di rimanere vittime collaterali. Se la morte di una madre avviene sotto i loro occhi, il primo intervento che la macchina comunale e gli enti sanitari devono garantire è che quei bambini non restino soli con il loro trauma.