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Benvenuti a Roma: il primo saluto è spesso una stangata

Quando a dare il benvenuto a chi arriva in città sono tassisti che chiedono più soldi e figure improvvisate che incassano sulle spiagge, il problema non è solo economico: è di immagine e di ordine pubblico.

Di Redazione Digitale20 Agosto 2026 - 14:0133 minuti fa 2 min di lettura
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Benvenuti a Roma: il primo saluto è spesso una stangata

Tariffe gonfiate, richieste di contanti dai tassisti e l’uomo che chiede soldi per sistemare gli ombrelloni a Tor San Lorenzo: sono questi i saluti di chi arriva a Roma.

Non si tratta di due episodi isolati da mettere in archivio come lamentele estive. Sono segnali che mettono a nudo due lati dello stesso problema: l’arretratezza dei servizi di accoglienza e la capacità istituzionale di far rispettare norme e regole sul territorio. Quando i primi contatti con la città si traducono in pratiche irregolari, il rischio non è solo una brutta giornata per il singolo turista, ma un danno collaterale all’economia dell’accoglienza che coinvolge alberghi, ristoranti, guide e mezzi pubblici.

La responsabilità ricade a più livelli. C’è la Questura e le forze dell’ordine chiamate a intervenire dove si configurano abusi e disturbo; c’è il Campidoglio che deve curare politiche di controllo e immagine; ci sono i Municipi che conoscono meglio i territori e dovrebbero presidiare i punti critici. Ma c’è anche un vuoto operativo: segnalazioni inevase, controlli sporadici, e una comunicazione insufficiente verso i turisti su come muoversi in sicurezza e denunciare comportamenti illeciti.

Le conseguenze pratiche sono facili da immaginare. Un turista che paga il doppio un corso taxi o che viene fermato da chi pretende un contributo per una prestazione non autorizzata torna a casa con una storia negativa, la racconta e scoraggia amici e parenti. Per una città che vive di flussi, eventi e congressi, il costo reputazionale è più duraturo di una multa. Inoltre, le pratiche informali alimentano economia sommersa e conflitti con gli operatori regolari, creando tensioni che pesano sui quartieri e sulle stesse comunità locali.

Le misure urgenti non sono fantasie: servono più controlli mirati nelle aree di maggiore passaggio, l’estensione e l’effettiva applicazione di obblighi operativi (come sistemi di pagamento tracciabili nei taxi e punti di riferimento per l’affidamento di servizi sulle spiagge), e campagne chiare di informazione rivolte a residenti e visitatori su come segnalare abusi. Occorre poi che il Campidoglio coordini Municipi e forze dell’ordine con un report pubblico sulle iniziative intraprese, perché la trasparenza è il primo rimedio alla diffidenza.

Roma non è soltanto monumenti e belle foto: è un servizio pubblico che funziona — o non funziona — al primo contatto. Se vogliamo che la città resti competitiva nel panorama turistico europeo, bisogna che il «benvenuto» torni a essere un gesto, non una stangata.