La zona rossa istituita attorno al Colosseo ha portato più agenti in strada, posti di controllo e una visibilità della sicurezza che mancava. Per i passanti e per i turisti la sensazione è migliorata: vedere una divisa ai varchi rassicura. Ma è solo la parte più visibile di una partita più complessa.
Residente e commercianti narrano un effetto collaterale che non sorprende chi fa questo mestiere ogni giorno: i controlli concentrati finiscono per creare vuoti altrove. Non è fantasia politica chiamarla «effetto a imbuto»: i borseggiatori non spariscono, si spostano. Dalle fontane alle piazze – Fontana di Trevi, via dei Condotti, l’area del Pantheon – le tattiche sono sempre le stesse, mirate e studiati sui flussi turistici: folla, distrazione, piccoli gruppi che agiscono come ombra.
La sorpresa non è che la zona rossa funzioni, ma che essa non possa essere l’unica risposta. In una città fatta a pezzi storici e assi di traffico pedonale, la presenza fissa ha valore simbolico e deterrente, ma la microcriminalità si muove in tempo reale. Ecco perché serve una strategia coordinata: non solo più pattuglie attorno ai monumenti, ma unità in borghese nei punti sensibili, scambio di informazioni veloce tra Campidoglio, Prefettura e Questura, patti con i municipi e una migliore gestione degli snodi del trasporto dove i turisti transitano — metrò, bus e fermate principali.
Questo non vuol dire militarizzare la città né trasformare i controlli in una caccia alle streghe contro chi abita o lavora nel centro. Significa invece programmare interventi intelligenti e misurabili: spostare risorse in base ai flussi reali, potenziare la videosorveglianza dove è utile e rispettosa delle norme, informare i turisti nelle lingue più usate su come proteggere i propri beni, coinvolgere gli esercenti in una rete di segnalazione rapida. Il punto è evitare risposte a spot che danno un risultato immediato ma temporaneo.
La zona rossa è una leva utile, ma non può essere una vetrina isolata. Se vogliamo che i residenti tornino a sentirsi padroni della città e i visitatori non diventino prede, serve un disegno che tenga insieme presidio, prevenzione e collaborazione istituzionale. Altrimenti i borseggiatori continueranno a giocare a rimpiattino, e Roma perderà un’altra occasione per mostrare di saper governare il suo centro storico con metodo e rispetto per chi ci vive.
