Il censimento comunale registra più di 40.000 persone senza fissa dimora a Roma, con un picco evidente nel Centro cittadino e nel Municipio VII.
Non è solo un numero: la mappatura degli operatori che hanno raccolto i dati mostra concentrazioni dense in corrispondenza di grandi nodi di transito, piazze storiche e aree commerciali del Centro e in vaste porzioni del settore sud‑est ricompreso nel VII Municipio. In queste zone la presenza di persone in strada è continua, con situazioni che oscillano tra chi vive in tende o sotto portici e chi utilizza i servizi diurni quando sono disponibili.
I servizi sociali municipali hanno già lanciato una prima richiesta d’intervento strutturato: aumento dei posti letto per la notte, potenziamento delle equipe mobili di prossimità per il primo contatto e la valutazione dei bisogni, e una collaborazione più stretta con le strutture sanitarie territoriali per rispondere alle emergenze socio‑sanitarie. L’appello è chiaro: i numeri non possono rimanere sulle carte, servono risposte sul territorio oggi, non domani.
La mappa comunale, oltre a segnalare il centro storico come area ad alta densità, evidenzia che il fenomeno non è più confinato al cuore della città. Il Municipio VII, che comprende porzioni importanti del tessuto urbano sud‑orientale, mostra una crescita delle segnalazioni sia per persone singole sia per nuclei vulnerabili: famiglie precarie, donne sole e persone con fragilità psichica. Questo profilo spinge i servizi a chiedere non solo soluzioni emergenziali ma anche percorsi di presa in carico a medio termine.
La carenza di posti nelle strutture di accoglienza, unita alle difficoltà nelle politiche abitative e alla stagionalità dei flussi, produce una domanda crescente di interventi integrati: dormitori urbani accessibili, centri diurni per l’igiene e il sostegno, servizi di mediazione e avvio a percorsi di autonomia. Sul tavolo delle amministrazioni locali c’è la necessità di incrociare il censimento con le disponibilità esistenti e con i fondi per l’inclusione sociale.
Nei prossimi giorni municipi e uffici sociali dovranno tradurre la mappa in priorità operative: dove aprire presidi mobili, come redistribuire i posti letto e quali lezioni trarre per la programmazione dell’accoglienza. Per i romani che passano e per chi vive nelle stesse strade, il vero test sarà vedere se quei numeri si trasformeranno in interventi visibili e costanti sul territorio.