Il nuovo Consiglio superiore della magistratura sarà eletto il 25 e 26 ottobre, e il «caso Cosimo Ferri» ha acceso contrasti che rischiano di politicizzare la scelta delle componenti laiche.
Ferri, giudice e già deputato, è tornato al centro del dibattito non tanto per iniziative personali note, quanto perché la sua candidatura — e la sua immagine pubblica dopo il coinvolgimento nel caso Palamara — fungono da cartina di tornasole per i rapporti tra correnti interne e forze politiche. Per i magistrati che guardano con preoccupazione all’autonomia della categoria, il nodo non è solo personale: è la rappresentazione di un equilibrio istituzionale che deve apparire solido agli occhi dei cittadini.
Intanto, i partiti sono al tavolo per spartirsi posti e ruoli, con la vicepresidenza laica che ha assunto rilevanza simbolica oltre che pratica. Le trattative si muovono tra valutazioni di equilibrio parlamentare e la necessità di non lasciar spazio a ulteriori tensioni interne. È ormai esclusa l’ipotesi di sorteggio che era circolata durante la discussione della riforma costituzionale abortita: quella prospettiva, che aveva fatto discutere per la sua radicalità, non figura tra le opzioni concrete della vigilia.
A Roma, dove la vita giudiziaria ha un impatto diretto sulla quotidianità dei cittadini — dalle udienze dei tribunali civili e penali alle nomine delle presidenze di sezione — l’esito delle elezioni del CSM sarà osservato con attenzione. Non si tratta soltanto di ruoli apicali: la composizione del Consiglio orienta scelte sulle assegnazioni, sulle incompatibilità e sulle priorità di politica giudiziaria che ricadono sul territorio metropolitano.
Nei prossimi giorni è prevedibile una stretta sul calendario delle trattative e una serie di verifiche ai vertici delle correnti toghe. Il risultato del voto sarà, più che la definizione di un personale assetto, un segnale politico-istituzionale: confermerà la capacità del sistema di gestire tensioni interne senza mettere in discussione l’autorevolezza della magistratura o, viceversa, aprirà un periodo di frizioni che inevitabilmente si rifletteranno sulle stanze dei tribunali e sull’immagine pubblica dell’istituzione.
