L’inchiesta della Digos sui comportamenti estremisti nelle curve della capitale impone una revisione del sistema di stewarding: non può essere soltanto un tema di Daspo o di sanzioni, ma una riforma dei ruoli, della formazione e delle procedure fra club e istituzioni.
La partita di sicurezza si gioca prima dell’ingresso allo stadio. Gli steward sono il fronte quotidiano del controllo, ma esperienze recenti hanno dimostrato lacune evidenti: formazione insufficiente su riconoscimento di simboli e linguaggi d’odio, scarse competenze nella de-escalation e mancanza di coordinamento operativo con le forze dell’ordine. Quando accade un episodio, la risposta spesso appare frammentata: responsabilità non sempre chiare, flussi informativi irregolari e protocolli applicati in modo difforme da società a società.
È qui che entra la proposta indispensabile: trasformare l’indagine sugli ultras in un’occasione per introdurre procedure trasparenti e vincolanti tra club, Prefettura e Questura. Servono regole che definiscano i compiti degli steward, il limite legale delle loro azioni e obblighi di rendicontazione; un percorso formativo certificato e obbligatorio, aggiornamenti periodici sulla normativa e sui rischi legati alle discriminazioni, oltre a canali ufficiali per la segnalazione e la verifica delle infrazioni. Non meno importante è un sistema di supervisione pubblica che tuteli il diritto di difesa dei tifosi, evitandone l’esposizione a provvedimenti collettivi o a profili disciplinari amministrativi senza adeguate garanzie.
Il bilanciamento tra ordine pubblico e libertà di partecipazione allo sport è un punto cruciale. Il Daspo resta uno strumento necessario per sanzionare chi mette in pericolo la collettività, ma deve essere applicato con criteri di proporzionalità e trasparenza. Gli steward, debitamente formati, possono contribuire a prevenire e limitare i danni, ma non possono sostituire l’azione investigativa e giudiziaria della Questura. Per i cittadini e i pendolari romani significa anche prevedere, nelle giornate di gara, comunicazioni tempestive su viabilità e trasporti: accordi operativi con ATAC e Metrebus sono indispensabili per gestire flussi, deviazioni e misure di sicurezza senza paralizzare quartieri e servizi pubblici.
La posta in gioco è duplice: garantire la sicurezza e non svuotare di senso l’esperienza dello stadio. Campidoglio, Municipi e società sportive hanno davanti l’occasione di stabilire regole chiare, investire in formazione professionale degli steward e creare meccanismi di controllo condivisi con le forze dell’ordine. Solo così le misure di contrasto all’estremismo diventeranno efficaci e rispettose dei diritti, restituendo ai cittadini la certezza che la sicurezza sia un bene pubblico gestito con competenza e trasparenza.
