La Cronaca di Roma
Cucina

Fiuggi e i Monti Ernici, dove le puntarelle raccontano il Lazio tra boschi e tavole romane

Tra il centro storico di Fiuggi e i crinali dei Monti Ernici, le puntarelle con acciughe portano a tavola il carattere verde e deciso del Lazio.

Fiuggi e i Monti Ernici, dove le puntarelle raccontano il Lazio tra boschi e tavole romane

Tra il centro storico di Fiuggi e i crinali dei Monti Ernici, le puntarelle con acciughe portano a tavola il carattere verde e deciso del Lazio.

Fiuggi si apre tra due anime: quella raccolta del borgo antico, arroccato sul pendio, e quella più distesa della parte termale, dove viali e giardini seguono il profilo della valle. Intorno, i Monti Ernici disegnano un paesaggio di boschi, radure e dorsali calcaree, con sentieri che salgono verso ambienti più silenziosi e freschi. È un territorio appenninico, ma non isolato dai sapori della pianura e della capitale: la cucina locale dialoga con quella ciociara e con la tradizione romana, in un passaggio continuo tra orti, pascoli e mercati.

In questo quadro, le puntarelle con acciughe non sono soltanto un contorno. La loro forza sta nell’equilibrio: il croccante amarognolo della catalogna, l’intensità sapida delle acciughe, l’acidità dell’aceto e la morbidezza dell’olio extravergine. È una preparazione semplice, ma richiede attenzione. Il suo carattere vegetale ricorda gli orti del Lazio; il condimento, invece, appartiene a una cultura gastronomica romana capace di trasformare pochi ingredienti in un piatto netto e riconoscibile.

Fiuggi, il borgo e la montagna vicina

Nel centro storico di Fiuggi le strade seguono un andamento irregolare, tra archi, pietra e scorci che riportano lo sguardo verso le alture. Più in basso, il paesaggio cambia ritmo: la vegetazione accompagna la zona delle sorgenti e le aree verdi, mentre la presenza dei Monti Ernici si avverte nella sequenza dei rilievi e nell’aria più asciutta delle giornate limpide.

Qui il cibo si comprende meglio osservando la geografia. La cucina di montagna ha bisogno di conservare, concentrare e scaldare: legumi, paste asciutte, carni, formaggi e verdure resistenti hanno a lungo occupato un posto importante nelle dispense. Le puntarelle aggiungono una nota diversa, più fresca e primaverile, ma mantengono la concretezza delle preparazioni contadine. Non cercano effetti elaborati: arrivano in tavola crude, condite al momento, con una consistenza che invita a masticare lentamente.

Durante una passeggiata nei dintorni, il contrasto tra il verde dei versanti e la pietra chiara dei rilievi offre la misura di questo territorio. I Monti Ernici non fanno da semplice sfondo: definiscono temperature, coltivazioni e abitudini alimentari. In cucina, il loro influsso si legge soprattutto nella preferenza per ingredienti comprensibili, stagionali e capaci di sostenere il ritmo delle giornate all’aperto.

Il taglio giusto per puntarelle croccanti

Per preparare le puntarelle con acciughe servono un cespo di catalogna da puntarelle, quattro o cinque filetti di acciuga sott’olio, uno spicchio d’aglio, olio extravergine di oliva, aceto di vino bianco, sale e, se piace, una macinata leggera di pepe. Le quantità possono cambiare secondo la dimensione del cespo, ma il condimento non deve coprire il sapore della verdura.

  • Eliminare le foglie esterne più dure e separare i germogli interni, che sono la parte da utilizzare. Lavarli con cura, soprattutto alla base.
  • Tagliare ogni germoglio nel senso della lunghezza, ricavando strisce sottili e regolari. Un coltello ben affilato aiuta a non schiacciare la polpa.
  • Immergere le puntarelle in una ciotola con acqua molto fredda per almeno mezz’ora. Le strisce tenderanno ad arricciarsi e diventeranno più croccanti.
  • Per il condimento, pestare o tritare finemente l’aglio con le acciughe, poi emulsionare con olio e poco aceto. Lasciare riposare il composto per alcuni minuti.
  • Scolare e asciugare bene le puntarelle, quindi condirle poco prima di servirle. Assaggiare prima di aggiungere sale: le acciughe hanno già una componente sapida importante.

Il passaggio nell’acqua fredda non è soltanto estetico. Serve a rendere più tesa la fibra della verdura e a smorzare in parte l’amaro, senza cancellarlo. Proprio quell’amaro è essenziale: se la catalogna fosse troppo dolce o appassita, il condimento risulterebbe pesante. Anche l’aceto va dosato con cautela. Deve dare slancio, non trasformare l’insalata in una marinatura aggressiva.

La salsa può essere preparata a mano, con un mortaio o con un coltello, evitando di renderla completamente liquida. Piccoli frammenti di acciuga e aglio distribuiscono il sapore in modo più irregolare e naturale. L’olio deve avvolgere le puntarelle, non ristagnare sul fondo della ciotola. Per questo conviene condire in due momenti: una parte all’inizio, poi un ultimo giro dopo aver mescolato.

Un piatto romano nell’orizzonte ciociaro

Le puntarelle sono associate alla tavola romana, ma il loro posto nel Lazio è più ampio. In una località come Fiuggi, dove la vicinanza culturale con Roma incontra la tradizione della Ciociaria, diventano un punto di contatto tra territori. Non hanno bisogno di essere accompagnate da preparazioni complesse: possono aprire un pasto con pane casereccio, affiancare uova, formaggi o carni arrosto, oppure portare freschezza accanto a una minestra di legumi.

La loro stagionalità invita inoltre a osservare il calendario agricolo. Le puntarelle rendono al meglio quando i germogli sono turgidi e compatti; fuori stagione, il risultato può perdere croccantezza e profumo. È un dettaglio pratico, ma anche una lezione gastronomica: la cucina laziale più convincente resta legata alla disponibilità reale degli ingredienti, non alla loro presenza continua sugli scaffali.

A Fiuggi, dopo una visita al borgo o una camminata verso i paesaggi degli Ernici, un piatto di puntarelle con acciughe restituisce in forma semplice ciò che si è visto: il verde dei boschi, la ruvidità della pietra, l’aria delle alture e il gusto deciso di una regione che sa mettere in relazione la montagna con la cultura romana. Il risultato non è una ricetta da cartolina, ma una pausa concreta, croccante e sapida, capace di lasciare nel palato la stessa chiarezza del paesaggio.

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