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Intervista “sparita” sullo Zimbabwe, l’Antimafia indaga: a Roma si valuta se il rilancio mediatico abbia favorito Lavitola

L’Antimafia di Roma sta valutando se un’intervista anticipata dal Tg1 e poi scomparsa abbia contribuito a dare ossigeno all’attività di Valter Lavitola in Zimbabwe; il pm Edoardo De Santis non esclude alcuna pista.

Intervista “sparita” sullo Zimbabwe, l’Antimafia indaga: a Roma si valuta se il rilancio mediatico abbia favorito Lavitola

L’Antimafia sta valutando se un’intervista realizzata da Enzo Ranucci, anticipata dal Tg1 e poi risultata «sparita» dagli archivi pubblici, possa aver favorito il business africano di Valter Lavitola: il pm Edoardo De Santis non esclude alcuna pista.

È questa l’indiscrezione che ha riaperto il dossier su una vicenda che, pur avendo sviluppi anche lontano da Roma, viene seguita dalla procura capitolina per i risvolti che potrebbe avere sul territorio e sulle reti di rapporti internazionali. Gli inquirenti hanno messo nel mirino la sequenza temporale: la diffusione mediatica del materiale audiovisivo, la sua ripresa da parte di alcune testate e la successiva cancellazione di parti del servizio dai canali ufficiali.

La tesi in esame non è semplice: non si tratta solo di verificare la regolarità di una trasmissione, ma di accertare se l’esposizione pubblica abbia funzionato, nella pratica, come moltiplicatore di credibilità per accordi e contatti in Zimbabwe. Nelle indagini viene considerata l’ipotesi che un volto mediatico e dichiarazioni pubbliche possano aver agevolato introduzioni commerciali o negoziazioni difficili da documentare altrimenti.

Nel fascicolo compaiono anche elementi di immagine e di linguaggio che, per gli investigatori, meritano attenzione: vengono citate dichiarazioni ritenute problematiche e fotografie che ritraggono Lavitola in contesti simbolici, fra cui una immagine con un leone ucciso durante un safari. Tali elementi – dicono gli inquirenti – possono aver contribuito a costruire un’immagine pubblica utile alla sua attività all’estero, e per questo sono oggetto di verifica.

Il pm Edoardo De Santis, che coordina gli accertamenti, ha avviato controlli sulla documentazione mediatica disponibile e sulle tracce rimaste in rete e negli archivi. Le verifiche sono ancora in corso: al momento non ci sono atti concreti depositati che colleghino direttamente la singola trasmissione a fatti di rilevanza penale, ma la pista africana è stata aperta e trattata con priorità dagli uffici romani.

Per i cittadini romani la storia richiama due questioni pratiche: il ruolo delle grandi testate e delle reti pubbliche nella costruzione della reputazione di personaggi con interessi internazionali e la capacità degli uffici giudiziari della città di fare luce su legami che, pur partendo da un’intervista, possono riverberarsi su affari e relazioni ben oltre il microfono. Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori sviluppi procedurali; la redazione seguirà la vicenda fornendo aggiornamenti verificati sul caso.

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