Colpo di scena nella comunicazione del ministro dell’Agricoltura: Paolo Signorelli è stato richiamato a guidare l’ufficio stampa di Francesco Lollobrigida. Un ritorno che cancella la parentesi delle dimissioni di giugno 2024, quando la pubblicazione di chat con Fabrizio ‘Diabolik’ Piscitelli aveva spinto il giornalista a lasciare il ruolo.
La scelta del ministro è stata accompagnata da una frase netta: «Non c’è nessun impedimento». Lo stesso Signorelli, 40 anni, ha ribadito di sentirsi «estraneo a qualsiasi inchiesta sul narcotrafficante ucciso», chiudendo così in pubblico il capitolo personale che aveva fatto discutere la scena politica nei mesi scorsi.
Sul piano politico e amministrativo la decisione è destinata comunque a suscitare attenzione: la figura del responsabile della comunicazione non è solo immagine, ma è centrale nella gestione quotidiana di informazioni che riguardano la città. A Roma, dove ogni settimana si incrociano manifestazioni, grandi eventi sportivi, chiusure stradali e criticità nella mobilità, l’efficacia e la trasparenza del messaggio istituzionale pesano sulla percezione della sicurezza e sulla capacità di coordinamento tra Campidoglio, Prefettura, Questura e i servizi metropolitani.
Per i residenti e i pendolari la questione si traduce in un fatto concreto: chi comunica decide i tempi e i modi con cui arriveranno avvisi su interruzioni del traffico, deviazioni per partite o concerti, emergenze sanitarie e interventi sui servizi pubblici. Un ritorno così rapido a un ruolo di primo piano ricorda quanto, nel gioco politico, affidabilità professionale e valutazioni politiche siano spesso intrecciate.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, resta però il tema del rischio reputazionale per le istituzioni. In una città che vive di immagine e affollamento, ogni scelta di staffing finisce per essere letta anche come segnale politico: di chi si fida il ministro quando deve parlare ai cittadini; e a quali priorità dà peso nella gestione della comunicazione pubblica.
Nei prossimi giorni sarà utile osservare non tanto il ritorno in sé, quanto la pratica: come verranno gestite le comunicazioni sulle emergenze urbane e sugli eventi che interessano la Capitale, e se la scelta ricadrà su una strategia più trasparente per ricostruire fiducia attorno alle istituzioni coinvolte.
